Domenico
Domenico era il fratello più piccolo della famiglia. Si dice che i più piccoli siano più fortunati rispetto ai figli grandi. In realtà anche per Domenico la vita era dura.
Anche lui piccolo fu messo a lavorare nei campi. Amava sua sorella Lucrezia. Lucrezia era molto più grande di lui ed era sempre pronta ad ascoltarlo. Come tutte le sorelle maggiori faceva un po’ da mamma a tutti i fratelli più piccoli.
Viveva anche lui con gli altri fratelli nella stessa strada. Contrada San Cosmo, una strada poco distante dall’antico castello e centrale. In contrada San Cosmo c’era una chiesetta molto piccola, costruita sedici anni prima della sua nascita ed era solito andarci tutte le domeniche a pregare.
Domenico non sapeva scrivere, come tanti altri del suo paese. Sapeva di essere nato nel 1759, perché lo ripeteva il sindaco tutte le volte che si recava a far da testimone per una dichiarazione di nascita o di morte o testimone a un matrimonio. Era il sindaco del comune a segnare la sua età, le sue generalità. A lui toccava solo fare una croce come firma, a fianco la dicitura del sindaco (croce perché non sa scrivere).
Ligio alle regole, appena arrivato a 21 anni, quella che era la maggiore età per gli uomini prese moglie. Anna, si chiamava ed abitava lungo la sua strada.
Anna era bella e molto più giovane di lui. Aveva 15 anni al momento del matrimonio.
Anna per quei tempi non gli diede tanti figli, solo tre figli, ma lui era contento così. Vedeva i suoi fratelli con tanti figli e vedeva le loro difficoltà a mantenerli. Tre erano sufficienti, in fin dei conti poteva ringraziare Dio: due figli maschi Filippo, Felice Antonio e una figlia femmina, Maria Teresa.
Fu una vita serena, sebbene umile. Ma nel 1805 in un bel giorno d’estate Anna morì e fu un dramma, un momento doloroso. Maria Teresa aveva solo 7 anni, Filippo e Felice Antonio ragazzini.
Passato il tempo del rispetto del lutto decise di prendere di nuovo moglie, era una necessità: scelse Grazia. Grazia non era giovanissima ma era una brava donna. Dal matrimonio non nacquero figli, ma fu una buona madre per i suoi figli.
Ma questa dote aiutava a fare il corredo e Lucrezia cuciva e ricamava lenzuola, federe, tovaglie e tramandava questa arte alle sue figlie e ad altre bambine. Aveva appreso questa arte dalle suore. Capì che saper cucire l’avrebbe aiutata nel sostentamento familiare suo e della famiglia.
E cuciva anche per i nobili. Ebbe così modo di sentirsi “fortunata” rispetto ad altre donne, lei figlia di semplici contadini e rispetto ai suoi fratelli ancora in indigenza.
Era anche una bella donna e intelligente.
Visse 95 anni e se avesse saputo scrivere avrebbe potuto raccontare un secolo di storia: dal 1735 al 1830
Rita Floris
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