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La vecchina

La casa sorgeva vicino al mare.

casa sul mare

Era linda e ordinata. I muri bianchi, le persiane verdi e il tetto rosso. Il tutto sembrava disegnato da un diligente scolaretto con attitudine al disegno.
Dai balconi scendevano cascate di gerani parigini e sotto il porticato si inerpicava una coloratissima e fitta buganvillea. Il cortile ben tenuto, e qua e là, aiuole di semplici petunie di mille colori.
Sotto il porticato su una sedia a dondolo c’era una vecchina, linda come la casa, con un volto – che pur con tante rughe – conservava un fascino e una luminosità di suggestiva espressione. Giovanna (tale era il nome della vecchina) guardava il cortile e col pensiero ricordava lo stesso quando non era così.
Essa vedeva le aiuole di petunie arruffate dalle pallonate dei suoi bimbi. Giochi sparsi dappertutto e grida gioiose:”Mamma, Lucia piange … si è sbucciata il ginocchio…”
“Mamma, mamma… la merenda…”

Ora c’era un silenzio

quasi religioso e tutto era così perfetto. Si erano trascorsi gli anni, i suoi figli erano diventati grandi e rivestivano importanti incarichi; giravano il mondo e non potevano certo perdere tempo per scendere al mare a trovare la vecchia madre. Giovanna in cuor suo, li giustificava anche se sentiva salire un groppo in gola. Si, i suoi figli erano impegnatissimi: Paolo il maggiore era un chirurgo di fama internazionale, Mario era un ingenere e dirigeva uno stuolo di persone e la piccola Lucia era una giornalista sempre pronta a partire per qualche clamorosa intervista. Ma lei guardava il cortile e il suo magone cresceva sempre più. Ad un tratto la vecchina si scosse… ma si!… come aveva fatto a non pensarci prima? Avrebbe fatto la torta preferita dei suoi figli e poi avrebbe loro telefonato, forse… chissà sarebbero venuti, e il cortile si sarebbe animato come ai vecchi tempi.

Giovanna si alzò,

torta dolce squisito

andò in cucina, si rimboccò le maniche, mise un largo grembiule bianco, si puntò due forcine fra i capelli e si mise al lavoro. Lavorò di buona lena tutta la mattina e il risultato fu splendido. La torta sembrava uscita dalle mani esperte di un bravo pasticcere.
La vecchina speranzosa alzò la cornetta del telefono. Il chirurgo si scusava ma aveva un consulto urgente a Ginevra: sarebbe certamente venuto un’altra volta. L’ingegnere aveva inserito la segreteria telefonica… e la piccola Lucia era pronta a partire alla volta di Taormina per una intervista alla diva del momento.
La vecchina sconsolata si sedette nuovamente sotto il porticato pensando ai suoi figli tanto importanti.
Venne la sera e mentre l’anziana madre si accingeva coricarsi pensò che all’indomani avrebbe portato la torta alla casa protetta lì vicino, così i bimbi avrebbero fatto festa.

Quella mattina

c’erano tre macchine di grossa cilindrata nel cortile di Giovanna e dalla sua cucina giungeva un mormorio sommesso. La vecchina se n’era… andata nel sonno. I figli affranti erano in cucina. “Povera mamma… andarsene così all’improvviso… chissà quali saranno stati i suoi ultimi pensieri…”
Appena giunta in Paradiso la vecchina andò da San Pietro; voleva sapere come funzionavano le cose lì, e soprattutto se avrebbe potuto vedere i suoi figli che da tanto tempo non vedeva. San Pietro rise delle sue paure e la rassicurò. In Paradiso era tutto semplice: bastava spostare delle tende di petali di rosa e si vedeva il mondo intero. La vecchina speranzosa spostò la tenda e… meraviglia! Nella sua linda cucina i suoi tre figli tanto importanti mangiavano la torta che lei aveva preparato il giorno prima. Giovanna sospirò e pensò che era dolce morire.

Celeste Travaino

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