Venosa
Era un paese piccolo ma dove si viveva bene. Si trovava fra due valli, aveva una cinta muraria a protezione e tre porte di ingresso. La posizione del paese era buona per raggiungere i centri o paesi più grandi.
Vi erano 12 facoltosi (dottori, 4 medici, notai, giudici, speziali..). Vi erano poi gli artisti e tante botteghe: . D’altronde un paese il cui nome era dedicato a Venere, la dea dell’arte, come non poteva non avere molti artisti e artigiani? Eppure tutto dava l’aria di un paese lasciato andare, dove vivevano tanti bracciali.
4 forni, una bucciaria (ternine dialettale indicante la macelleria), 3 spezierie (farmacie), 5 mercanti di panni, 3 barbieri, 3 scarpari (calzolai), 5 ferrari (fabbri), venditori di verdure. I 4 forni avevano l’obbligo di cuocere il pane fatto in casa e vi erano 18 botteghe dove si lavorava la creta bianca. 5 trappeti di olio e 6 molini. Era insomma un paese dove sembrava vivere bene, il paese dove da Filippo e Silla nascono 4 fratelli: Domenica, Lucrezia, Domenico, Savino.
Rita Floris
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