Pitar
Era uno di quei folletti dispettosi, reso ancora più rancoroso dalla sua schiavitù dentro quella casa, in cui si era trovato costretto, a causa della sua curiosità!
Infatti cercando qualche malanno da fare, mentre l’allegra famigliola si trovava a campeggiare nei pressi del suo bosco, si vide rapito e intrappolato dentro quella macchina, che partì con un ospite inatteso a bordo !
Si chiamava Pitar, che sicuramente nel suo villaggio un significato lo poteva avere, ma per noi può avere un’assonanza con Peter o pitale, non so!
Comunque lui era un folletto che si divertiva a far sparire le cose, cioè non era un mago, ma le spostava, che tu quando andavi a cercarle eri certo di averle lasciate lì, ma lì non c’erano, miseriaccia!
Durante il giorno trovava sempre qualcosina da fare, e con grande gioia ridacchiava, quando ad essere accusati era, di volta in volta, il cane o il gatto di casa, che erano sempre alla sua caccia, unici esseri viventi che sapevano della sua esistenza!
Pitar diventava triste verso sera, quando la lontananza dal suo bosco si faceva sentire di più, appena tutti in casa si erano addormentati, saliva su una finestra, guardava la luna, e prendendo da una tasca il suo flauto, si metteva a suonare una triste melodia, in cui raccontava alla luna tutta la sua nostalgia!
Una notte la luna, mossa a compassione, decise di aiutare Pitar, chiese ad una stella cometa di allungare il suo viaggio, e alla finestra di Pitar si recò!
Lì per lì rimase stupito, ma non tanto, lui era un folletto, sulla coda salì e con un breve viaggio il suo bosco ritrovò!
