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La buona azione

La settimana scorsa,

corsia supermercato

al supermercato, ho incontrato Rita. Sono trascorsi cinquant’anni senza vederla e se non mi avesse notata lei, io non l’avrei riconosciuta. Eravamo compagne d’oratorio e quando eravamo signorinette andavamo spesso al cinema, nostra passione comune. Poi le vicissitudini della vita ci avevano divise e lei era stata lontana per qualche anno. Terminata la spesa mi ha proposto di prendere un caffè nel bar vicino, ho aderito volentieri. Rita sapeva sempre tutto di tutti e mi raccontò “vita, morte e miracoli” di tutte le ragazze di un tempo. Non ne uscì un bel quadretto, qualcuna aveva divorziato, un’altra aveva perso il figlio ventenne, la Rosa era all’ospedale con un brutto tumore e un paio erano passate a miglior vita. Per quale ragione dicesse “miglior vita” non mi era chiaro.

Stavamo per salutarci,

quando mi chiese se mi ricordavo di Paolo, era ricoverato al “Platano” la moglie era morta e l’unica figlia andava raramente a trovarlo. Nel tornare a casa ho pensato che Rita era molto cambiata nel fisico ma era sempre una pettegola che sapeva tutto. Mi dispiaceva per Paolo, mio coetaneo amore di gioventù. Negli anni 60 ero stata con lui a diverse feste in casa poi all’improvviso non mi volle più portare dicendomi che io ero la ragazza da sposare ma, lui era troppo giovane per tale decisione e voleva divertirsi. Decisi li per lì che all’indomani sarei andata a trovarlo.
L’indomani pomeriggio con una scatola di biscotti, andai al Platano e subito lo riconobbi, stava seduto in disparte con un giornale che non leggeva e lo sguardo nel vuoto. Vicino a lui un gruppo di vecchietti giocava a carte. Lo toccai leggermente sulla spalla: “Ciao, Paolo ho saputo che vivi qui e ho pensato di portarti due biscotti e di venirti a trovare, ti ricordi di me?” Si ricordava di me, era molto invecchiato ma l’espressione del viso era quella d’allora. Mi offrì un thè che bevemmo assieme, coi biscotti.

Mi raccontò

carte da scala quaranta

un po’ della sua vita passata e del tempo che ora non passava mai. Dissi che doveva reagire, possibile che non fosse interessato a nulla, i suoi compagni si stavano divertendo con le carte. Mi disse che i compagni erano dei vecchi barbagianni e mi propose di giocare a carte con lui. Accettai di buon grado però io sapevo giocare solo “Machiavelli” Perse la prima partita, la seconda e poi la terza. Era partito con entusiasmo ma alla quarta manifestava un palese disappunto, avevo in mano le carte per chiudere ma volutamente le trattenni dando a lui la possibilità di chiudere. Ora si era illuminato come un bambino e lasciai concludere a lui anche la quinta. Dissi che dovevo andare perché si era fatto tardi. Mi chiese il numero del telefonino e mi diede il suo.
La sera il telefono squillo, era Paolo disse che voleva darmi la buonanotte e se all’indomani fossi tornata da lui per giocare a carte. Mi venne in mente il suo viso lieto mentre vinceva e risposi istintivamente di sì, dopotutto basta poco per fare una buona azione e dicono che fa bene alla salute di chi la fa e di chi la riceve.


Celeste Travaino

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