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Marilena

Cattedrale Santa Maria del Fiore

Marilena, da quando viveva a Firenze, usciva di casa alle 7 e rientrava alle 19.30 poiché nella pausa pranzo consumava un panino e un frutto in ufficio. Viveva sola, non perché la cosa le piacesse particolarmente, ma perché le circostanze della vita l’avevano portata a quella condizione. I genitori erano morti anni prima e pure l’unica sorella in un tragico incidente stradale. Era nata e cresciuta a Palermo, dove aveva abitato fino ad un anno prima. Un amore malato con un uomo sbagliato le aveva fatto abbandonare Palermo e anche le amicizie perché riteneva, che se le avesse conservate, qualcuno avrebbe potuto dare il suo indirizzo a Fernando. Con Fernando era stato amore a prima vista ed era andata a vivere da lui. La convivenza si era rivelata un disastro e dopo tre anni di maltrattamenti psicologici e fisici l’aveva denunciato. Dopo la denuncia la situazione degenerò al punto che perfino l’avvocato le consigliò di cambiare residenza perché Fernando era diventato molto pericoloso.

A Firenze

trovò un posto come segretaria dal notaio Barbieri, dove si presentò con una lettera del suo avvocato che era un compagno di università del notaio. Oltre il notaio Barbieri, conosceva Lucia un’anziana signorina che lavorava con lei e che non si decideva ad andare in pensione, le cassiere del supermercato, il parrucchiere e il piccolo Paolo. Queste erano le sue conoscenze e a volte si sentiva molto triste. Fortunatamente il suo lavoro la gratificava moltissimo ma avrebbe voluto avere qualche amicizia. Un uomo non osava nemmeno immaginarlo perché la ferita era ancora aperta.
Quando rientrava, la sera trovava sullo scalino del pianerottolo Paolo buttava lì un ciao, a volte una carezza e tutto finiva lì. Paolo era un bambino bellissimo con tanti riccioli neri e grandi occhi luminosi, sempre solo sullo scalino e di lui non sapeva nulla. Conosceva soltanto il suo “ciao” serale che per un attimo rompeva la sua solitudine.

Quella sera,

al rientro, trovo Paolo sconquassato da un pianto, dirotto:” Paolo, bambino mio, che ti succede?” gridò visibilmente allarmata. Paolo, tra un singhiozzo e un altro spiegò che era scivolato contro il termosifone e aveva picchiato la testa. Marilena vide un grosso bernoccolo sulla fronte e quindi lo invito ad entrare nella sua abitazione perché gli avrebbe messo la borsa del ghiaccio. Lo sdraio sul divano, gli mise il ghiaccio e tra una carezza e un bacino, il bimbo si calmò e parlò un po’ di se. Marilena scoprì che Paolo aveva sei anni e viveva solo col suo papà che rincasava tardi la sera. La mamma era morta quando lui era nato, ma le avrebbe fatto vedere la fotografia della sua mamma che teneva in cameretta quando si sarebbero visti la sera seguente. Marilena propose al bambino di scrivere due righe per il suo papà, che avrebbero messo sotto la porta così se voleva, poteva stare a cena con lei. Così fecero, Marilena preparò due spaghetti al pomodoro e una bella frittata e terminata la cena un bel cioccolatino. Ad un tratto suonò i campanello, era il padre di Paolo, un distinto signore, un po’ impacciato, che si scusò e si profuse in molteplici ringraziamenti. Quella sera Marilena pensò a lungo a quel bimbo sfortunato. La sera seguente Paolo era lì, come sempre, e stupì molto Marilena perché con un solenne discorso da adulto le disse che essendo soli entrambi avrebbero potuto farsi compagnia fino all’arrivo del suo papà.

Marilena fu d’accordo.

Quella sera scoprì che Paolo era stato allevato da nonna Pina, la mamma della sua mamma, ma poi la nonna si era ammalata e aveva avuto bisogno di assistenza. Ora stava nella “ casa dei vecchietti” che però era una bella casa con un grande ristorante dove la domenica lui e il papà si recavano a mangiare delle buonissime lasagne. Qualche volta andavano a sciare in montagna e allora Paolo telefonava a nonna Pina dicendole che sarebbe andato la domenica seguente. Il signor Roberto, così si chiamava il papà di Paolo, arrivava tardi trafelato ed impacciato ringraziava e se ne andava. I giorni passavano e Natale era sempre più vicino. Le serate di Marilena erano cambiate perché la compagnia di Paolo le era molto gradita. Venne la vigilia di Natale e quella sera non trovò Paolo sullo scalino. Immaginò che il padre era sicuramente rincasato prima. Marilena consumò il suo pasto solitario ascoltando la sinfonia 40 di Mozart. Aveva davanti a se 8 giorni di ferie e non sapeva come riempirle. Avrebbe voluto tornare a Palermo ma il pensiero di Fernando la tratteneva.

Ad un tratto

suonò il campanello, era Paolo rosso in volto ed euforico:” Marilena, hai dei palloncini per l’albero? Il mio papà ha combinato un guaio e ne ha rotti parecchi” Si, Marilena aveva una scatola di palloncini e fu lieta di darli a Paolo, lei non avrebbe fatto l’albero. Il mattino seguente, mentre sistemava il tinello, suonò il campanello. Era Paolo: ”Marilena, devi venire a casa mia perché babbo Natale, questa notte ha lasciato sotto l’albero un regalo per te, un pacco rosso lungo e stretto, devi venire subito perché io sono molto curioso e dalla forma non capisco cos’è”
Marilena salì le scale e un imbarazzato signor Roberto la fece entrare, il pacco lungo e stretto era, lì che mai poteva essere? Le mani tremarono un poco nel togliere la carta, un paio di sci rossi ultimo modello erano lì per lei. Roberto, impacciato come sempre, con un lunghissimo girò di parole le chiese se voleva fare compagnia a Paolo e a lui, sarebbero andati al ristorante nella “casa dei vecchietti” e il pomeriggio sarebbero partiti per Pinzolo dove babbo Natale aveva prenotato due stanze. Marilena era senza parole e il cuore batteva così forte che per un attimo pensò che forse Paolo e Roberto l’avrebbero sentito. Paolo ruppe il silenzio: ”Marilena, vai a preparare la valigia, il regalo di babbo Natale non si può rifiutare” Paolo parlava come un adulto e Marilena fu d’accordo con lui, il regalo non si poteva rifiutare.

ragali natalizi

Celeste Travaino

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