Partecipanti:
Livio A., Marco L., Renzo, Paolo
Percorso:
Caraglio, Bernezzo, Cervasca, Aranzone, S.Matè, Valgrana, sottocollina degli Scaroni, Caraglio (17 Km)
Primo giro dell’anno, cielo sereno, sole presente e temperatura glaciale.
Ci ritroviamo alle 8 e 30, e dopo un veloce ed inutile sondaggio telefonico, alla ricerca degli ultimi ritardatari, ci avviamo per il giro di Aranzone, ancora sconosciuto.
Marco propone di raggiungere direttamente Bernezzo, evitando la Vallera, la quale essendo in zona d’ombra ci avrebbe fatto provare più freddo di quello che già avevamo.
Procedevamo lentamente ed in silenzio, cercando inutilmente di scaldarci pedalando, scambiando sporadicamente qualche parola.
Una volta giunti a Bernezzo, facciamo scorta di acqua ma commettiamo l’errore di non acquistare niente da mangiare, il freddo non ci consentiva ancora decisioni sagge, anche se piccole, ma soprattutto la sintonia fra di noi che sempre ci accompagna.
Proseguiamo verso Cervasca imboccando la scorciatoia (quella conosciuta da Paolo) che si trova sulla destra poco prima dello stradone per Borgo S.Dalmazzo.
L’intenzione era di raggiungere Aranzone percorrendo la salita della Madonna degli Alpini che ci avrebbe portati al bivio Pragudin-Aranzone (analogamente al giro del 26.11.89).
E’ ancora Paolo a proporre una strada che, partendo da dietro la chiesa di Cervasca, porta direttamente ad Aranzone e chieste ulteriori informazioni ad un signore, ripartiamo per una salita asfaltata.
Pedalando su per questa strada ripida, piano piano riusciamo a scrollarci il gelo di dosso e di dentro, cominciando a scambiarci qualche battuta, prendendo soprattutto di mira i cambi delle bici che sottoposti a notevoli sollecitazioni si lamentavano con pietosi rumori di ferraglia.
La salita era veramente ripida, ma affrontata con molta tenacia e così tornante dopo tornante siamo giunti al paese di Aranzone (840 m.), fermandoci alla fontana per ricomporre il gruppo e scattare qualche foto.


Un signore che abitava li, ci ha dato precise indicazioni per raggiungere in due ore S.Matè, le informazioni erano così precise che al primo bivio non sapevamo cosa fare.
Ritorno indietro per farmi rispiegare ulteriormente il percorso, dopodiché ripartiamo compatti su di una strada che dal paese in poi diventava sterrata.
La strada era veramente bella, non eccessivamente ripida tranne che in qualche tratto, ed essendo in cresta offriva ampie vedute e panorami.
Alla nostra destra e molto più in basso vedevamo Bernezzo con la sua chiesetta, e quando si apriva la visuale a sinistra potevamo ammirare l’ampio vallone di Rittana.

Proseguivamo spediti per quella strada che si rivelava senza fine, piano piano però le energie si esaurivano e lamentavamo tutti un certo languorino allo stomaco.
Ci siamo fermati un paio di volte a fare delle fotografie, ma avremmo mangiato volentieri qualcosa,
A rendere più faticosa la nostra salita era l’andirivieni di moto da trial che senza fatica ci superavano lasciandoci li esausti in mezzo al polverone che sollevavano.
Ad ogni modo ripartivamo sempre per quella strada sconosciuta e senza fine, quando finalmente raggiungiamo un quadrivio a noi noto, che ci ha rincuorati facendoci capire che in un quarto d’ora al massimo (secondo le previsioni di Livio) saremmo arrivati a S.Matè.
Dopo una piccola pausa, ristorati da miracolose caramelle, offerte da Marco, che ci hanno dato un po’ di energia, siamo ripartiti per l’ultimo tratto di salita.
Giunti in vetta, contenti ci preparavamo a scendere non immaginando che un’altra dura prova ci aspettava.
La discesa ripida ci faceva proseguire speditamente (Livio ci aveva seminati già alla partenza) e l’aria gelida cominciava a raffreddarci.
In breve scendiamo a S.Matè e da li avremmo proseguito su strada asfaltata fino a Valgrana.
Man mano che si scendeva l’aria ci congelava tutti, in modo particolare le dita delle mani che a quel punto erano gonfie e doloranti.
Nonostante il fatto fosse quasi mezzogiorno, il procedere a velocità sostenuta, senza sforzo, era causa di un progressivo congelamento del corpo.
E così, intirizziti come quattro baccalà, siamo giunti alla fine di quella interminabile discesa, e riprendendo a pedalare siamo arrivati a Valgrana a mezzogiorno in punto.
Da Valgrana siamo giunti a Caraglio passando per il sottocollina degli Scaroni, nonostante pedalassimo non c’era verso di togliersi il gelo di dosso, accumulato durante la lunga e veloce discesa di S.Matè.
Una volta giunti, dopo un velocissimo saluto ci siamo lasciati senza nemmeno accennare ad un prossimo giro, era troppo grande il desiderio di scaldarsi e mangiare qualcosa.
II giro di per sé è stato molto bello, ma da rifare senz’altro con un altro clima.
II gelo questa volta ci ha veramente messo alla prova e sicuramente ci ha insegnato qualcosa di buono.
Sono passati solo una trentina d’anni (per qualcuno una trentina di Kg) da quando la Domenica mattina ci si incontrava con le MTB.
Piccole escursioni che venivano annotate su un diario, le copie distribuite ai partecipanti, allora non c’era internet, non c’erano ammortizzatori e come si vede dalle foto non c’erano neanche le macchine digitali,
Tanta voglia di pedalare e di stare insieme…
Fortunatamente una copia del diario è rimasta!!!
Bei ricordi…
Si legge dal racconto del freddo patito a gennaio del 1990, non era questione di abbigliamento, i guanti forse li avevamo certo è che a quel periodo si badava poco a queste cose.
Oggi è diverso si vedono persone su MTB meglio equipaggiate, a partire dalle MTB decisavemnte più evolute delle nostre, alla strumentazione e all’abbigliamento.