Partecipanti:
Ezio P., Marco, Paolo, Renzo
Percorso:
Caraglio, Bernezzo, Cervasca, salita per Madonna degli Alpini, Pragudin, discesa a Roccasparvera, Cervasca, Bernezzo, Caraglio (35 km)
Ci ritroviamo anche questa domenica per effettuare un giro del tutto nuovo (proposto da Marino B.).
La giornata è molto fredda, ma ormai siamo abituati a queste temperature.
Partiamo, alle 9 circa, dirigendoci verso Bernezzo.
Sentiamo quasi subito la mancanza di Livio, o per lo meno delle sue battute, che danno un po’ di brio già alla partenza.
Raggiungiamo Bernezzo, passando dietro il pilone della Vallera e ci fermiamo per fare rifornimento di acqua e pizza (ormai l’esperienza ci ha insegnato che il ristoro è indispensabile per un recupero parziale delle energie).
Ci dirigiamo quindi verso Cervasca, imboccando una scorciatoia conosciuta da Paolo. Oltrepassata Cervasca, percorriamo il curvone ed imbocchiamo la deviazione per il Santuario della Madonna degli Alpini.
La voglia di far fesserie (nonostante l’assenza di Livio) c’era e tanta, infatti, c’è stato un piccolo inseguimento da parte di Paolo, che cercava di accaparrarsi le pizze, ed una fuga da parte mia, nel tentativo di proteggerle.
Risultato, già all’inizio della salita eravamo spompati ed ansimavamo come due mantici.
Riprendiamo con più calma la salita e tutti insieme raggiungiamo il primo bivio, proseguiamo dritti lasciando alla nostra sinistra la strada che porta al santuario.

La strada, sempre in salita, da asfaltata diventa sterrata, procedevamo comunque bene, con Paolo in testa al gruppo, che sembrava aver scoperto tutti i segreti del rampichino (evidentemente aveva risentito meno di me del piccolo inseguimento verificatosi prima).
Si giunge al un altro bivio, Pragudin a sinistra e Aranzone a destra, ci fermiamo trascorrendo una decina di minuti prima di decidere la direzione da prendere.
La strada di Pragudin si presentava molto ripida mentre quella di Aranzone quasi piatta, dando l’impressione di ritornare subito a Cervasca.
Proseguiamo per Pragudin, mi sentivo un po’ in colpa perchè avevo forzato quella decisione, ed adesso la strada era ripidissima ed uno dopo l’altro siamo scesi dal rampichino, ed erano vani i tentativi di ripartenza da fermo in salita.
E’ stata comunque sufficiente una piccola pausa per farci, sia pur lentamente, riprendere il cammino.
La strada era veramente ripida perchè in brevissimo tempo siamo arrivati in vetta, qui abbiamo incontrato un gruppetto di persone al quale abbiamo chiesto informazioni sulla zona.
Il gruppetto, come abbiamo potuto costatare, era formato da 6 persone di una certa età, che in rampichino ci aveva preceduto ed adesso si apprestava a scendere verso Roccasparvera.
Noi invece desiderosi di arrivare a Valgrana abbiamo continuato il nostro cammino in salita.
Arriviamo in cima al paese di Pragudin ed imbocchiamo l’unico piccolo sentiero visibile, percorriamo un chilometro circa ed il sentiero si chiude in un bosco, obbligandoci quindi a ripercorrere la strada al rovescio.
Durante il ritorno intravediamo un sentiero un po’ più grande, sembrava quello giusto, ma anche questo dopo un po’ si chiude.
Poco intenzionati a fare esperimenti strani decidiamo anche noi di ritornare per Roccaspavera, ma prima di ripartire sostiamo per il meritato ristoro, la fame era molta ed avremmo mangiato molto di più
Ripartiamo in discesa per l’unica grande strada che ci si presentava dinanzi, questa dopo un bel po’ ci conduce ad uno spiazzo con tanto di cartello “Proprietà Privata”.
Non ce la siamo sentita di entrare e quindi ripercorrendo a ritroso il cammino fatto siamo risaliti per un sentiero trasversale che ci ha condotto ad un paesino abbandonato, discretamente più in alto rispetto alla proprietà privata.
Giunti al paese abbiamo cercato un sentiero che ci consentisse la discesa, ne proviamo uno a piedi (per non portarci il rampichino dietro), ma anche questo si perde in vetta.
Svanita anche questa possibilità non ci rimaneva che attraversare la proprietà privata, era ormai l’unica via possibile, essendo scesi di molto rispetto a Pragudin.
In effetti, oltrepassato lo spiazzo con al centro una specie di bar o rifugio, la strada continuava in un vallone che si apriva dinanzi a noi.
Continuiamo tranquillamente la nostra discesa, non eccessivamente ripida, fino a quando una sbarra trasversale e chiusa ci blocca il cammino.
Ci siamo chiesti a cosa potesse servire quella sbarra chiusa, non vedendo case davanti a noi.
Anche questa volta non ce la siamo sentita di scavalcare ed avendo a disposizione un sentiero laterale più piccolo, lo abbiamo preso, abbandonando la strada grande.
Ben presto il sentiero si chiude obbligandoci a tornare indietro e a continuare la discesa per la strada principale oltre la sbarra.
Ed è stato proprio scavalcandola, che ci siamo resi conto che stavamo uscendo dalla proprietà’ privata e non entrando, e la sbarra in quel punto serviva ad impedire l’accesso a quelli che salivano e non a noi che stavamo scendendo.
Non percorriamo nemmeno 500 metri quando dal basso vediamo salire una colonna di fuoristrada. Ci è venuto subito il dubbio di averla combinata grossa e che in quella proprietà non avremmo dovuto entrare per nessun motivo.


II polverone sollevato da una quindicina di fuoristrada si avvicinava velocemente ma altrettanto velocemente ci superava, dall’interno delle vetture partivano saluti e sorrisi da noi vivacemente ricambiati.
Scampato il pericolo, riprendiamo la nostra tranquilla discesa che ci porta finalmente sulla strada per Roccasparvera.
Individuiamo la direzione da prendere grazie al cartello che indicava l’interruzione stradale prima della frana.
Inizia a questo punto il ritorno su strada asfaltata verso Caraglio.
Siamo tutti soddisfatti del giro perchè è ormai dimenticata la stanchezza del tratto iniziale che ci ha portato a Pragudin.
A questo punto la strada ci è nota. Dopo la frana di Roccasparvera ci attendono un paio di salite che ci portano a Vignolo facendoci discendere dalla parte alta del paese.
Dopo Vignolo, attraversiamo Cervasca e raggiungiamo Bernezzo, ripercorrendo al contrario la scorciatoia fatta all’inizio.
Qui ci succede una cosa simpatica in quanto raggiungiamo la via centrale di Bernezzo proprio mentre arrivava la banda, sembrava quasi fosse lì per noi, e così accodandoci ad essa abbiamo attraversato insieme il paese.

La banda, giungendo ad un bivio, ha avuto una idea brillante e simpatica, metà ha proseguito da una parte e metà dall’altra, sempre continuando a suonare, con l’intenzione di rincontrarsi più avanti.
Noi abbiamo seguito la metà di destra, ascoltando solo mezza musica ( l’altra metà la si poteva ascoltare seguendo il gruppo di sinistra).
Lasciata quindi la banda ormai ricomposta, da Bernezzo siamo tornati a Caraglio, concludendo questo simpatico giro domenicale.
Ci siamo veramente divertiti, per tutta una serie di piccoli diversivi ed incontri, che hanno dato un’impronta diversa al giro classico di rampichino.
Sono passati solo una trentina d’anni (per qualcuno una trentina di Kg) da quando la Domenica mattina ci si incontrava con le MTB.
Piccole escursioni che venivano annotate su un diario, le copie distribuite ai partecipanti, allora non c’era internet, non c’erano ammortizzatori e come si vede dalle foto non c’erano neanche le macchine digitali,
Tanta voglia di pedalare e di stare insieme…
Fortunatamente una copia del diario è rimasta!!!
Bei ricordi…
Brevi racconti rimasti, forse per caso, qualcuno si era preso la briga di trascriverli su un block notes, poco probabile che un simile evento si ripeta di nuovo più facile invece montare su casco o su manubrio una GoPro per rivivere, attimo dopo attimo, avventure vissute in MTB con amici