Partecipanti:
Ezio P., Livio, Renzo
Percorso:
Cartignano, Cartignano Alta, Roatta Prato, Vallone di Margarita, rifugio, ritorno per S.Damiano Macra, Cartignano (23 km)
Ci ritroviamo alle 8, solamente io ed Ezio per dirigerci verso Cartignano e fare una puntata con Livio al rifugio Margarita.
Il sonno era notevole per via dell’appuntamento anticipato ma soprattutto per il cambiamento d’orario, l’aria fresca contribuisce comunque ad una rapida ripresa.
Carichiamo le bici sull’auto e ci dirigiamo a Cartignano dove Livio era già sulla soglia ad attenderci, sveglio pimpante, con il rampichino pronto.
Scarichiamo le bici dall’auto e formiamo il terzetto domenicale in cerca di cime da raggiungere.
È durante la scomoda fase di carico e scarico dei rampichini dall’auto che sentiamo in particolar modo la mancanza di Paolo e del suo capiente furgone, ma sembra che dobbiamo rassegnarci alla sua assenza in quanto del rampichino (dopo il fatidico giro del 18/02/90) non vuole più saperne e forse non riesce nemmeno più a trovarlo.
Iniziamo quindi con la ripida salita per Cartignano Alta e da lì sempre su strada asfaltata raggiungiamo Roatta Prato, dove ci fermiamo una mezz’ora circa per riempire le borracce con un fievolissimo zampillo proveniente da una pigra fontana.
Ripartiamo nuovamente per imboccare, dopo un paio di chilometri, una deviazione a destra che ci avrebbe portati al rifugio Margarita attraverso il vallone omonimo.
A questo punto iniziamo la dura salita procedendo separatamente uno dall’altro, ognuno con la propria andatura, Ezio procedeva sciolto in testa, dietro c’ero io e subito dopo Livio.
Nonostante la temperatura fredda sudavamo copiosamente a causa dello sforzo notevole e prolungato.
La strada era sempre asfaltata e decisamente ripida in alcuni tratti.
Ricompattiamo il gruppo ad una nicchietta con una madonnina costruita nel 1873 e dopo uno scambio di simpatiche battute riprendiamo nuovamente il cammino in salita.
Dopo un centinaio di metri le posizioni di prima erano state nuovamente riprese, Ezio in testa procedeva spedito, dietro c’ero io che avanzavo cautamente mentre Livio arrancava lentamente accusando qualche problema alle gambe.
Arriviamo finalmente alla chiesa di Margarita decisamente stremati e sostiamo un attimo per riprenderci un po’, prima del duro tratto finale fino al rifugio.
Ingraniamo la marcia ridotta e proseguiamo, questa volta compatti, affrontando gli ultimi tornanti, slittando più volte sui tratti di ghiaia che incontravamo.
Giungiamo al rifugio veramente stremati, con la solita sensazione di calore provenire dai muscoli delle gambe.

Ci abbandoniamo ad un meritato riposo, scrutando all’orizzonte le cime innevate di alcune montagne e l’ampio vallone sotto di noi, era anche visibile per lunghi tratti la strada appena percorsa che si inerpicava tranquilla e sinuosa.
Ci fermiamo anche per scattare alcune fotografie e fare una piccola perlustrazione intorno al rifugio.
Dopodiché ci buttiamo giù per lo stretto sentiero in direzione di S.Damiano Macra.
La discesa come al solito è il tratto forse più divertente di tutto il giro anche se in certi punti l’eccessiva pendenza rischiava di farci piroettare in avanti.
Stranamente le posizioni ora erano mutate, Livio procedeva in testa a rotta di collo, subito tallonato da Ezio, mentre io ad alcune centinaia di metri procedevo ad andatura prudenziale troppo impegnato a frenare e a scansare pietre.
Terminata la ripida discesa ci mettiamo su un sentiero più tranquillo ed il mio distacco è notevolmente aumentato a causa di una foratura della ruota anteriore e solo un urlo disumano è riuscito a fermare la coppia di testa in fuga.
Li raggiungo procedendo a piedi e si organizza subito un efficientissimo centro assistenza per rampichini.
In brevissimo tempo riusciamo a sostituire la camera d’aria e ripartire per la strada sempre sterrata ma decisamente più larga.

Raggiungiamo infine la strada asfaltata ed iniziamo una velocissima discesa fatta di continui sorpassi e inseguimenti.
Facciamo una breve sosta alla diga restando ad osservare per alcuni minuti un gruppo di pescatori per poi ripartire nell’ultimo tratto di forte discesa prima del ponte di S.Damiano Macra.
Raggiungiamo Cartignano procedendo tranquilli, compatti e soddisfatti, la strada ancora in leggera discesa non ci faceva sforzare molto.
Concludiamo il giro davanti ad una scatola di pasticcini divorati a casa di Livio prima di tornare definitivamente a Caraglio in macchina.
Sono passati solo una trentina d’anni (per qualcuno una trentina di Kg) da quando la Domenica mattina ci si incontrava con le MTB.
Piccole escursioni che venivano annotate su un diario, le copie distribuite ai partecipanti, allora non c’era internet, non c’erano ammortizzatori e come si vede dalle foto non c’erano neanche le macchine digitali,
Tanta voglia di pedalare e di stare insieme…
Fortunatamente una copia del diario è rimasta!!!
Bei ricordi…
La foratura era un dramma, a volte capitava mancasse qualcosa, c’erano i levapneumatici e mancavano le toppe adesive, se c’erano quelle mancava la colla, se invece c’era tutto l’occorrente mancava la pompa.
La fortuna di essere in tanti è che il necessario per la riparazione saltava fuori organizzando una specie di colletta.
Gli attuali kit hanno tutto, sicuramente noi avremmo dimenticato il Kit a casa.