Partecipanti:
Livio, Marco C., Paolo, Renzo
Percorso:
Caraglio, campo da cross, Valgrana, Monterosso dal sentiero sterrato, Colletto di Monterosso, S.Maria, Bottonasco, Caraglio (25 Km)
Questa mattina, c’erano tutti gli ingredienti necessari per trascorrere una spensierata domenica in rampichino, la giornata era tiepida, un bel sole alto nel cielo ed un discreto numero di partecipanti.
Purtroppo, poco prima della partenza è arrivata la telefonata di Marco L. “Ciao Renzo, non posso venire, c’è Rosetta all’ospedale e probabilmente giovedì la operano”.
E’ stata veramente una brutta notizia, che contrastava decisamente la spensieratezza del gruppo pronto a partire.
E’ molto difficile trovare le parole adatte in queste situazioni, quello che sentivo chiaramente dentro di me è l’unione tra di noi, che va molto al di là delle semplici attività che svolgiamo insieme.
Dopo la telefonata di Marco L. è giunta quella di Ezio P. “Ciao, Renzo non posso andare perchè non mi hanno ancora riparato il rampichino”.
Quindi ci siamo ritrovati in quattro e senza una meta precisa, in quanto avremmo comunque aspettato Marco per fare il “Giro dell’anziana signora” da lui proposto.
E’ stato Marco a suggerire una strada che da Monterosso salendo su per il Colletto ci avrebbe portato in vetta.
La proposta è subito piaciuta in quanto rappresentava per noi un percorso del tutto nuovo, ma soprattutto avevamo la possibilità di rifornirci alla solita panetteria di Monterosso.
Siamo quindi partiti passando lateralmente al campo da cross (suggerimento di Livio) e percorrendo una pietrosa stradina abbiamo raggiunto il sottocollina degli Scaroni e subito dopo Valgrana.
Marco presentava qualche problema a stare in sella e spiegandocene i motivi ci ha fatto giungere a Valgrana con le lacrime agli occhi per il gran ridere.
Ci ha raccontato, infatti, che da due anni frequenta un corso di ginnastica a cui partecipano quattro ragazzi ed una trentina di ragazze.
Gli esercizi delle ultime lezioni era finalizzati al rassodamento del glutei e lui, impegnandosi forse più del dovuto, ha raggiunto discreti risultati estetici presentando però qualche problema a montare in sella.
Ci siamo divertiti veramente un sacco indirizzando frecciatine (bonarie) ai suoi glutei rassodati.
Da Valgrana ci siamo diretti verso Monterosso percorrendo (dietro mio suggerimento) un sentiero sterrato che dalla prima frazione in direzione di S.Matè si apre sulla destra.
Tale sentiero percorre un sottobosco molto umido, salendo e scendendo con pendenze minime.
C’è solo un punto veramente critico, costituito da un tratto molto ripido coperto di foglie con due grosse pietre poste a metà salita.
Marco era in testa seguito da Livio, Paolo ed io eravamo decisamente indietro.
Marco, affrontando la salita con eccessiva enfasi, urta una delle pietre (ben nascosta dal fitto fogliame) andando a colpire con il ginocchio destro l’altra pietra.
Quando siamo giunti, lo abbiamo visto seduto a terra dolorante e non ce la faceva a rialzarsi, ci siamo veramente preoccupati vedendo che il ginocchio gli faceva male ed il dolore non accennava a diminuire. Dopo un po’ riesce a rialzarsi e piano piano massaggiandosi il ginocchio riprende il cammino spingendo il rampichino su per la salita.
Noi, riprendendoci dallo spavento e costatando che né il ginocchio e neppure i suoi glutei hanno subito eccessivi danni, ripartiamo a nostra volta su per la salita spingendo il rampichino.
Terminata la salita risaliamo sui rampichini e raggiungendo il paese facciamo la solita tappa alla panetteria per far provvista di pizza e focaccia.
Fatta anche scorta d’acqua abbiamo imboccato la strada a destra subito dopo la piazzetta della fontana.
Questa zona, non visibile dalla strada principale, era per noi del tutto nuova.
Dopo un breve tratto in discesa raggiungiamo un ponticello che conduceva ad un arco merlato molto caratteristico.
Il desiderio di far fotografie è stato unanime e così, alternandoci più volte, ne abbiamo scattate alcune.

Siamo ripartiti, passando sotto l’arco, percorrendo una strada asfaltata discretamente ripida.
Salendo, potevamo vedere molto più in basso il salitone di Monterosso e poco più avanti la chiesetta con la fontana.
Ci siamo fermati più volte a scattare fotografie, non riuscendo a capire se per immortalare lo stupendo paesaggio a forti tinte autunnali oppure per riposare un attimo e calmare il respiro ormai affannato.

Dopo alcune pause fotografiche siamo ripartiti, raggiungendo la vetta senza fare soste.
La salita era durissima, asfaltata nel primo tratto e sterrata in quello successivo.
Si arrancava faticosamente, una pedalata dopo l’altra, con un gran desiderio di fermarsi per riprendere fiato, ma tenacemente, senza sosta, continuavamo lentamente a salire spingendo su quelle gambe sempre più stanche.
Finalmente, alla vista di un pilone bianco, Marco sussurra “Siamo arrivati”, percorsi gli ultimi metri uno dopo l’altro ci siamo stravaccati a terra, eravamo completamente fiaccati e non ci saremmo più rialzati.
Era una sensazione bellissima stare li sdraiati e rilassati in un abbandono che solo una grande stanchezza può dare.
Avevamo desiderio di fare una fotografia per riprendere quattro persone stravaccate con quattro rampichini buttati lì a caso, ma non avevamo la forza di alzarci.
Lentamente le forze sono ritornate e con esse anche un discreto appetito e Marco, pratico della zona, ha suggerito di andare a bivaccare nel cortile dell’anziana signora.
Dopo il pilone, percorsi un centinaio di metri, siamo arrivati ad un rustico con un cortile sul davanti, raggiungibile da una scalinata composta da 6 o 7 gradini in pietra grezza.
Abbiamo provato a raggiungere il cortile sui rampichini, ma dopo il primo gradino siamo scesi e li abbiamo spinti su a mano.
Dall’alto della rustica costruzione, una piccola donna dall’aspetto centenario, ha detto in un piemontese antico che non si poteva salire con le moto.
Marco l’ha subito tranquillizzata dicendo che erano normali biciclette dopodiché hanno cominciato a discorrere in piemontese a riguardo di conoscenti comuni residenti a Monterosso e dintorni.
La donnina, accompagnata da un cane che le saltellava allegramente intorno, appariva piena di vitalità che traspariva dallo sguardo fiero e dalla voce decisa.
Le abbiamo chiesto dell’acqua e lei dispiaciuta ci ha risposto che non ne aveva in quanto il gelo aveva bloccato le tubazioni, ma senza perdersi d’animo ci ha subito offerto del vino.
Era un piacere stare li ad ascoltarla, cogliendo dalla sua persona una semplicità ed una ricchezza d’esperienza che le davano, nonostante l’età avanzata, forza e serenità.
Il fotografarla rappresentava un’occasione da non perdere, ho preferito però scaricare il problema e la macchina fotografica a Paolo, più disinvolto con le donne, il quale quasi urlando ha detto “Fuma na foto?”.


La donnina non se le fatto ripetere due volte, ha abbracciato il cane e lo ha portato vicino al muretto, noi ci siamo mesi al suo fianco ed abbiamo scattato, alternandoci, un paio di fotografie.
Augurandoci il buon appetito ci ha salutato e si è ritirata in casa, nel frattempo noi abbiamo iniziato a mangiare e a parlare un po’.
L’incontro con la donna anziana aveva colpito un po’ tutti, perchè a differenza delle altre volte scherzavamo di meno, parlavamo sottovoce per non disturbarla ma soprattutto le portavamo rispetto per il coraggio con cui affrontava la sua vita in solitudine.
Non avevamo avuto la stessa impressione dal vecchietto incontrato nel giro di Monterosso, sul versante opposto (fatto il 03.12.89), il quale appariva molto più arrabbiato e preoccupato.
Dopo il ristoro, riprendiamo i rampichini e scendiamo tutti la scalinata ad eccezione di Paolo che si esibisce in un capitombolo con avvitamento semplice.
Scendiamo per la strada sterrata fermandoci ancora una volta per fare fotografie, dopodiché ci buttiamo giù a capofitto per la strada, ora asfaltata, verso la frazione S.Maria.
Sbuchiamo sullo stradone per Valgrana, ma preferiamo tornare deviando per Cavaliggi – Bottonasco.
Durante il ritorno Livio, vedendo un maneggio dove affittavano rampichini e praticavano il tiro con l’arco se ne viene fuori con una battuta del tipo “Ti fanno girare con il rampichino, ti tirano addosso con l’arco e poi ti passano sopra con il cavallo”.E così tra le ultime risate e pedalate siamo giunti a Caraglio, dandoci appuntamento a lunedì con Paolo e a giovedì con Livio, il quale è impegnato in un corso di Eskimo (di cui sappiamo ben poco per il momento…).
Sono passati solo una trentina d’anni (per qualcuno una trentina di Kg) da quando la Domenica mattina ci si incontrava con le MTB.
Piccole escursioni che venivano annotate su un diario, le copie distribuite ai partecipanti, allora non c’era internet, non c’erano ammortizzatori e come si vede dalle foto non c’erano neanche le macchine digitali,
Tanta voglia di pedalare e di stare insieme…
Fortunatamente una copia del diario è rimasta!!!
Bei ricordi…
Non si dice niente di nuovo parlando di scorte d’acqua quando ci si avventura in escursioni, anche brevi, in mountain bike.
A volte abbonda (fontane, ruscelli, persone gentili che abitano in montagna) , altre invece scarseggia ed una situazione poco piacevole.
Le forze dipendono dal cibo ma ancor più dai liquidi, la scorta è consigliata meglio se abbondante.