Partecipanti:
Ezio P., Livio, Renzo
Percorso:
Caraglio, Vallera, Tetto Chiappello, S.Matè, vetta, Aranzone, Cervasca, Bernezzo, Caraglio (30 km)

Anche questa domenica riusciamo a combinare per il solito giro in rampichino, le telefonate improvvise ed inaspettate di Ezio e Livio hanno subito messo in moto l’ormai raffreddato entusiasmo.
I primi a trovarsi siamo io ed Ezio e mentre aspettavamo Livio ci siamo cimentati in una lunga serie di monoruota, buoni i suoi decisamente scarsi i miei.
Non si era ancora deciso il giro da fare, ne avremmo parlato all’arrivo di Livio, in ritardo già di una decina di minuti.
Formato il trio, senza tanti preamboli decidiamo di effettuare il giro del 07/01/90, ma al contrario.
Livio non appena sentito il nome S.Matè è sbiancato in volto essendo stato il suo primo e tormentato giro di
rampichino.
Ci dirigiamo quindi verso la Vallera, il buon umore accompagnava me ed Ezio mentre uno scarso entusiasmo traspariva chiaramente da Livio.
Iniziamo quindi la dura salita sterrata in direzione di Tetto Chiappello, la giornata calda ci faceva sudare molto rendendo più dura la salita.
Eravamo completamente divisi, il solito Ezio in testa, io al centro e dietro Livio.
Ci siamo aspettati più volte per riposarci e ricomporre il gruppo.
L’umore era buono in quanto durante le pause ci scambiamo simpatiche battute per poi ripartire subito dopo riprendendo il solito ordine di marcia.
Giungiamo a Tetto Chiappello decisamente stanchi, ci stravacchiamo sulle panche in attesa di riprendere fiato e forze.
Si cerca inutilmente acqua nella zona circostante, dopodiché si riparte uniti alla volta di S.Matè.
Proseguiamo lentamente, chiacchierando e pedalando senza fretta, gustando il bellissimo panorama che si apriva sotto di noi, in lontananza la Piatta di Montemale più o meno alla nostra stessa altezza e subito sotto l’ampia veduta di Caraglio.
Dopo una serie di saliscendi raggiungiamo la strada asfaltata e circa 300 metri dopo sostiamo alla chiesa di S.Matè.
Non so gli altri, ma io una piccola tentazione di tornare subito indietro l’ho avuta.
Nella piazzetta un gruppo di persone era indaffarato ad accendere una stufa e ci ha rivolto con stupore alcune domande che ci hanno ricaricato di energie e di buonumore.
“Ma siete saliti con quelle bici e volete ancora continuare a salire?”
A quel punto non potevamo più tirarci indietro e così dopo una foto di gruppo scattataci da uno di loro, siamo ripartiti baldanzosi su per la salita.
Il tratto era molto difficile a causa dell’eccessiva pendenza ma soprattutto perché la strada era infangata a causa delle ultime piogge.
Raggiungiamo un paesino abbandonato dopodiché si procede praticamente a piedi, per circa mezz’ora, fino alla vetta.
Camminavamo come tre papere con le gambe insicure, come spesso succede quando si pedala per molto tempo sotto sforzo.
Giunti in vetta sostiamo un po’ per un paio di foto e concederci un’altra breve pausa.
Si riparte quindi per il tratto di notevole discesa che vede subito in testa Livio ed Ezio, mentre io procedevo solo e cauto con notevole distacco, ma non riesco a competere con quelle teste matte.
Più volte mi hanno aspettato ma era sufficiente ripartire per vedermi nuovamente staccato e solo.
Più avanti incontriamo un gruppo di 6 o 7 persone in rampichino che stava salendo per la medesima stradina che avevamo intenzione di imboccare per raggiungere la frazione di Aranzone.
Cediamo loro il passo ed uno dopo l’altro ci vediamo sfilare davanti, tranquilli i primi, sbuffanti gli intermedi, ansimanti e a piedi gli ultimi.
Dopo la carrellata, ripartiamo nuovamente per la stradina in discesa, pochi secondi e li avevo già persi di vista.
Procedevo cauto e rassegnato a farmi il tragitto da solo quando davanti a me vedo un groviglio di ruote, manubri, pedali, gambe, braccia e così via.
Sono preoccupato ma poi sentendoli ridere mi sono subito tranquillizzato.
La dinamica e più o meno la seguente: Livio, scendendo ha notato un sentiero alla sua sinistra e non sapendo quale prendere si è fermato ad un lato della stradina, Ezio che procedeva dietro a folle velocità, troppo impegnato a fare salti sulle montagnole di terra non ha visto la manovra di Livio e gli è piombato addosso centrandolo in pieno.
E così dopo un simpatico battibecco, tra Ezio e Livio che cercavano di scaricarsi l’un l’altro le responsabilità dell’accaduto, siamo ripartiti ridendo veramente di gusto.
Ma le risate più grosse ce le siamo fatte non appena abbiamo visto come girava la ruota posteriore del rampichino di Ezio che nel sinistro aveva preso una forma vagamente ovale.
Raggiungiamo Aranzone dove finalmente possiamo toglierci la voglia d’acqua e dare una sommaria pulita ai rampichini ricoperti di fango, Livio si sbriga in un attimo immergendo il suo nella fontana.
Da Aranzone in poi la strada è asfaltata, raggiungiamo Cervasca percorrendo una ripida discesa e da li imbocchiamo la scorciatoia per Bernezzo insegnataci a suo tempo dall’ormai dimenticato Paolo.
Dopo Bernezzo svoltiamo a sinistra passando a fianco del campo sportivo.
Giunto nelle vicinanze di casa Ezio ci saluta e ci lascia, (portandosi via le chiavi che gli aveva affidato) mentre io e Livio proseguiamo verso casa.
Carichiamo il suo rampichino sulla macchina e resomi conto di non poter entrare in casa mi faccio accompagnare in macchina a casa di Ezio per recuperare le chiavi.
Concludiamo a mezzogiorno in punto questo improvvisato e divertentissimo giro domenicale.
Sono passati solo una trentina d’anni (per qualcuno una trentina di Kg) da quando la Domenica mattina ci si incontrava con le MTB.
Piccole escursioni che venivano annotate su un diario, le copie distribuite ai partecipanti, allora non c’era internet, non c’erano ammortizzatori e come si vede dalle foto non c’erano neanche le macchine digitali,
Tanta voglia di pedalare e di stare insieme…
Fortunatamente una copia del diario è rimasta!!!
Bei ricordi…
È sufficiente una manovra improvvisa o una distrazione, come in questo caso, che due biker si ingroviglino tra loro insieme alle loro MTB. Quella volta, come tutte le altre volte, è andata bene, qualche acciaccatura e ruote ovalizzate.
Sarebbe consifgliato un piccolo Kit di pronto soccorso (adesso ne fanno di compatti, occupano poco spazio all’interno di uno zaino).