Partecipanti:
Marco C., Renzo
Percorso:
Monterosso, Grangio, Rocca Stella, S.Lucio di Comboscuro, risalita e ritorno a Monterosso (26 Km)
È ancora Marco a salvare in extremis un giro che non si sarebbe fatto per mancanza completa di partecipanti (una situazione analoga si è verificata il 17/12/89).
In effetti la brutta esperienza di domenica scorsa ha lasciato uno strascico negativo abbastanza duro da smaltire, speriamo sia comunque solo questione di tempo.
Sta di fatto, che per motivi più o meno validi, ognuno si è impegnato in una diversa direzione smembrando completamente il gruppo.
Decisione unanime, quindi di riprendere il rampichino in data da destinarsi.
Arriva all’ultimo momento, la telefonata di Marco il quale libero da un suo precedente impegno si rendeva completamente disponibile.
La situazione si è ora capovolta, il gruppo, anche se composto da due sole persone, era pronto a partire.
Marco ha le idee ben chiare sulla meta da raggiungere, Rocca Stella, un bellissimo colle con al centro un pilone costruito nel 1956 che racchiude al suo interno una madonnina dalle fattezze semplici e modeste.
Presumendo molto lungo il tragitto si è preferito partire da Monterosso, recandoci direttamente lì in macchina.
Fatto quindi il solito rifornimento di solita focaccia alla solita panetteria e riempite le borracce alla solita fontana di lì abbiamo imboccato la strada a sinistra prima della panetteria.
Il recarsi a Monterosso in macchina è stato veramente un grave errore, infatti ci siamo trovati con i muscoli freddi su per la strada asfaltata discretamente ripida già all’inizio.
Procedevamo lentamente e faticando, forse più del dovuto, spingevamo sulle gambe che non avevano ancora capito bene il compito che avrebbero dovuto svolgere.
Arriviamo comunque alla fine della salita imboccando sulla destra una strada sterrata che senza alcuna pietà ci scalza dai rampichini dopo un centinaio di metri.
Ansimavamo come due mantici, ridendo comunque per la nostra scarsa resa in salita, accollando completamente tutta la responsabilità alle nostre povere gambe che non si erano ancora adattate al grosso sforzo a cui le avevamo sottoposte.
Senza chiederci quale fosse la molla a spingerci su, non appena si calmava il respiro affannoso, riprendevamo a salire con sempre maggiore tenacia e accanimento.
Le gambe saranno state anche fredde ma la salita non era tra le più facili lo constatavamo dal rapido allontanarsi del fondovalle.
E così tra un continuo fermarsi, ripartire, affannarsi e riprendere fiato siamo arrivati ad una piccola frazione abbandonata composta da una ventina di vecchie case costruite in pietra.
Abbiamo fatto una pausa per scattare alcune fotografie a soprattutto per riposare un po’ perché veramente spossati.


Ripreso fiato e forze ripartiamo per la strada naturalmente in salita, questa però dopo 500 metri circa si interrompe bruscamente lasciandoci lì esitanti ad ammirare uno stupendo panorama.
Si poteva vedere in lontananza e molto più in basso Monterosso mentre al di sopra delle nuvole spuntava poderosa la cima del Monviso.
Superato l’attimo di sorpresa ritorniamo alla frazione per fare il punto della situazione e cercare di capire dove avevamo sbagliato strada ma soprattutto la direzione che avremmo dovuto prendere per arrivare a Rocca Stella.
Marco sapeva che si sarebbe dovuti arrivare percorrendo una strada sempre larga, ma bivi di quel tipo non sembrava ne avessimo incontrati e d’altro canto la strada da noi percorsa si interrompeva.
Decidiamo quindi di portarci fin sopra alla frazione da dove si intravedeva un piccolo sentiero che puntava verso Rocca Stella.

Iniziamo a spingere i rampichini, passando in mezzo alle case attraversando stretti passaggi ormai intasati di sterpaglia.
Passando fra quelle case si è provata una sensazione bellissima, sembrava che ogni pietra volesse raccontare a viva voce la propria storia e quella delle persone che vi hanno abitato.
Superato il paese raggiungiamo un piccolo sentiero di cresta che si insinuava simpaticamente in un sottobosco.
È un tratto veramente divertente, il sentiero per niente faticoso ci faceva attraversare il bosco, facendoci passare, in una continua serpentina, fra una pianta e l’altra.
Proseguivamo quindi spediti districandoci in un bosco all’apparenza invalicabile, fino a quando il sentiero si inerpica bruscamente costringendoci a scendere dai rampichini e facendoci proseguire a piedi spingendo le bici.
Dopo un bel po’ di faticosa salita ci immettiamo su di una grossa strada sterrata, ed è a questo punto che Marco, riconoscendo la zona, ha ripreso fiducia.
Proseguivamo ancora a piedi, perché due grossi canali fangosi solcavano la strada rendendo difficile la salita.
Terminata la salita, giungiamo ad una larga e secca radura, in lontananza c’era Rocca Stella e poco prima il pilone con la madonnina.
Con le ultime forze rimontiamo sui rampichini appesantiti dal fango e ci dirigiamo verso il pilone.
Neanche il tempo di arrivare e siamo già stravaccati a terra affannati, sudati, sfiniti, affamati e assetati.
L’abbandono è completo, la voglia di riposare prevale, tutto il resto può aspettare, sono attimi di completa comunione con la natura e con il silenzio che la circonda.
Riprese le forze, organizziamo un veloce e formale pic-nic a base di frutta, focaccia, brioches e freschissima acqua.
Discorriamo in sintonia per circa mezz’ora dopodiché decidiamo di tornare indietro facendo una tappa a San Lucio di Comboscuro presso la famiglia Arneodo.
La discesa è veloce, sicura e divertente, in alcuni punti attraversavamo dei veri e propri mari di foglie secche, le ruote affondavano completamente nel fogliame ed il rampichino quasi scompariva.


Nei tratti più veloci, si aveva la sensazione di essere dei cavalieri che al galoppo ed in brevissimo tempo, si portavano da un lato all’altro della montagna.
Arriviamo quindi su strada asfaltata e dopo una veloce discesa imbocchiamo la strada per San Lucio di Comboscuro ad un chilometro circa dal paese.
Percorriamo l’ultimo tratto in salita prima di improvvisarci, con non poca facciatosta, ospiti a pranzo presso la famiglia Arneodo.
Trascorriamo a tavola un’ora e mezza veramente serena, parlando di problemi vecchi e nuovi, esperienze vecchie e nuove, esigenze vecchie e nuove, sostituendo ad un iniziale attimo di disagio una grande capacità di ascolto che rendeva importante tutto quanto si diceva.
Terminato il pranzo decidiamo di fare ancora un giro in cresta che però non concludiamo per diversi motivi: la temperatura si era notevolmente abbassata, stava facendosi tardi e la stanchezza accumulata cominciava a farsi sentire.
Tagliando quindi attraverso i campi poniamo drasticamente fine ad un giro che aveva già dato il meglio di sé e che non aveva più senso protrarre.
Torniamo quindi a San Lucio su strada sterrata e senza più soste proseguiamo verso Monterosso su strada asfaltata.
Giunti a Monterosso ci facciamo una piccola scorpacciata di bugie e dopo aver caricato i rampichini sull’auto torniamo a Caraglio.
Si è concluso così, alle 5 e un quarto un giro del tutto improvvisato carico di emozioni e vissuto con molta calma senza l’assillo dell’orario.
Sono passati solo una trentina d’anni (per qualcuno una trentina di Kg) da quando la Domenica mattina ci si incontrava con le MTB.
Piccole escursioni che venivano annotate su un diario, le copie distribuite ai partecipanti, allora non c’era internet, non c’erano ammortizzatori e come si vede dalle foto non c’erano neanche le macchine digitali,
Tanta voglia di pedalare e di stare insieme…
Fortunatamente una copia del diario è rimasta!!!
Bei ricordi…
Muscoli caldi freddi, strada che s’inerpica subito o dopo un po’, approfittare o meno dell’automobile per togliersi il primo tratto di strada.
Serie di problemi ridotti al minimo o azzerati se avessimo avuto a disposizione una MTB elettrica.
I tempi però non erano ancora maturi, ci separavano una trentina d’anni.