Partecipanti:
Ezio M., Ezio P., Livio, Marco C., Paolo, Renzo
Percorso:
Dronero, colletta di Rossana, Valmala, colle della Chiabra, colle Birrone, S.Damiano Macra (50 Km)

È stato un giro dal duplice aspetto, allegro e spensierato nella prima parte, angosciante e disastroso nella seconda, che ha ricordato vagamente l’avventura di Cauri del 05/11/89.
Procediamo con ordine.
Ci siamo trovati alle ore 8 sotto casa mia, la compagnia era allegra ed affiatata e con l’aggiunta all’ultimo momento di Livio, Ezio M. e Marco C. si è costituito un bel gruppo.
Mentre Marco riparava la ruota posteriore, Paolo ed Ezio M. sono andati col furgone a
comprare provviste, Livio invece partiva da Cartignano per recarsi alla piazza grande di Dronero, luogo del nostro appuntamento.
Terminati gli ultimi preparativi, carichiamo i rampichini sul furgone e ci dirigiamo anche noi verso Dronero con la macchina di Marco e il furgone di Paolo.
Scarichiamo i rampichini dal furgone, e qui vengo preso di mira a causa del mio ultimo acquisto pazzo, un rampichino giallo modello originale americano.
Era la mia ultima chance, i miei giri da un po’ di tempo erano dei completi e progressivi fallimenti, io ed il rampichino non avevamo legato già dall’inizio ed ultimamente non ci sopportavamo più.
Se avessi avuto problemi anche con il rampichino nuovo voleva significare una cosa sola “Renzo, sei arrivato, è ora di appendere al chiodo bici, tuta e scarpe da ginnastica, trovati pure un passatempo più riposante”.
Ma grazie a Dio questo momento non è ancora arrivato e così procedevamo spediti sulla strada che da Dronero porta a Busca.
Ero in testa al gruppo e sopportavo con infinita pazienza le ironiche frecciatine, che partivano dal resto del gruppo (incitati in modo particolare da Ezio M.) e colpivano a volte me, a volte il rampichino americano e a volte entrambi.
La trovata più simpatica è stata di Marco che ad un certo punto mi si è affiancato ed ha cominciato a cantare a squarciagola ” Tu vuo’ fa l’americano, tu vuo’ fa l’americano ma si nato in Italy “.
Giunti al bivio di Rossana, abbiamo voltato a sinistra e la progressiva salita ha cominciato prima ad acquietare e poi a zittire le malelingue sostituendo via via alle ironiche battute un continuo e crescente ansimare.
Poco prima della cima del colletto di Rossana incontriamo un ciclista al quale vengono riassunte brevemente tutte le ironiche frecciatine indirizzate a me nella parte iniziale del tragitto.
Sulla cima ci separiamo, il ciclista prosegue in discesa verso Rossana, mentre noi svoltiamo a sinistra verso Valmala.
Da qui ha inizio un tratto di strada veramente ripido, approfittiamo di una piccola pausa ad un ristorante per far rifornimento d’acqua e riposarci un po’.
Dopodiché ripartiamo compatti in salita sulle tracce di Ezio, che era sparito misteriosamente al fine di scattarci a sorpresa alcune fotografie.
Si è limitato ad un paio di normali fotografie senza l’ausilio del cavalletto telescopico con un notevole risparmio di tempo.
Continuiamo la nostra salita prima su strada asfaltata, poi su strada sterrata fino a raggiungere un tratto in piano dove si apre un ampio panorama, offuscato da una leggera nebbiolina, in prossimità di Villar S.Costanzo.
Decidiamo di fare un piccolo ristoro a base di focaccia, mentre Livio tira fuori dal suo beauty (piccolo contenitore parallelepipedo saldamente ancorato al portapacchi della bici) una bottiglia di Bianchetto.
La bottiglia termina in un attimo facendo aumentare il normale livello di buon umore.
E così mentre Ezio ci intrattiene con alcune barzellette, Marco lo segue a ruota con alcune battute volanti sparate a raffica.
Fra le più simpatiche c’era una accurata descrizione di un contachilometri per bici che oltre alla velocità, velocità media, velocità massima e così via forniva anche le ultime quotazioni in borsa ed infine si esibisce in una perfetta imitazione di ciclista ciucco che si apprestava a partire.
Una cosa era certa, il vino a chi più e a chi meno aveva fatto il suo effetto e l’imitazione di cui sopra era più reale di quanto volesse far credere.
Rendendoci conto del tempo che incalzava decidiamo di ripartire spediti in direzione Valmala.
E così in una alternarsi continuo di tratti ripidi e tratti più ripidi, in una continua salita giungiamo alla strada asfaltata che porta al colle della Chiabra passando sopra il santuario di Valmala.
E qui c’è un clamoroso errore di valutazione da parte mia, infatti ero convinto che circa due o tre Km ci separavano dalla fonte della Chiabra e che un veloce tratto di falso piano ci avrebbe portato al colle Birrone attraverso il quale, dopo una rapida discesa, saremo giunti a S.Damiano Macra.
Iniziamo quindi la salita verso la fonte quando mancavano pochi minuti a mezzogiorno, ed è a questo punto che all’allegria del giro si sostituisce l’ansia e l’angoscia.
Io, Ezio P. e Marco precedevamo gli altri su per quella strada che non terminava, ad ogni curva si apriva una nuova visuale con tratti di strada da percorrere in salita che si perdevano a dismisura.
Morale, da 2 o 3 Km previsti ne avremmo percorsi una decina e mentre noi arrancavamo lentamente su per la strada in salita il tempo scorreva veloce ed inesorabile.
Sentivo dietro di me, in modo tangibile, le stramaledizioni del gruppo ormai in forte ritardo rispetto ad ogni impegno che singolarmente era stato preso.
Pensavo con rimpianto alle ironiche frecciatine che avevano una parvenza di complimenti se paragonate agli ultimi improperi.
Giungiamo stremati alla fonte, la quale non può nemmeno dissettarci in quanto è completamente coperta di neve.
Il tratto successivo, da falso piano così come lo ricordavo si è rivelato ancora strada in salita, anche se non eccessiva ma pur sempre in salita.
Lo scenario era analogo al precedente, ogni curva sembrava l’ultima ma appena superata un nuovo tratto di sentiero si presentava a dismisura davanti a noi per poi terminare in un’altra curva, l’ultima mah, chissà??
Si percorre forse, in queste condizioni, un’altra decina di chilometri.
Un piccolo disguido separa Paolo ed Ezio da noi, sembra che qualcuno abbia fornito loro una indicazione sbagliata costringendoli a tornare indietro, facendo aumentare in questo modo il ritardo oltre qualsiasi limite accettabile.
Decidiamo a questo punto di separarci, io ed Ezio P. avremmo aspettato Paolo ed Ezio M., mentre Livio e Marco sarebbero scesi a rotta di collo verso Cartignano con il compito, da parte di Livio, di recuperare una macchina con la quale accompagnare Marco a Dronero a prendere la sua, avendo quindi la possibilità di avvertire del ritardo.
Io ed Ezio P. aspettiamo un bel po’ prima di vedere in lontananza Paolo ed Ezio M. ed una volta riuniti iniziamo la discesa del colle Birrone in direzione S.Damiano Macra.
Questa discesa, contrariamente ad ogni previsione, è stata veloce solo nella parte finale asfaltata mentre prima ci ha spezzato a chi i polsi, a chi le braccia e chi la schiena.
Giunti a S.Damiano Macra ci fermiamo davanti ad un bar per aspettare Marco che ci avrebbe raggiunti per portare Paolo a prendere il furgone, nel frattempo si sarebbe potuto telefonare per minimizzare le preoccupazioni dei familiari in attesa, ma un carabiniere innamorato impegnava languidamente il telefono dilungandosi in una amorosa conversazione.
Nel frattempo arriva Marco che porta Paolo a Dronero per recuperare il suo furgone con il quale, a sua volta, sarebbe venuto a prelevare noi per tornare tutti insieme a Caraglio.
All’arrivo di Paolo, il telefono si libera (vediamo il carabiniere raggiante ritornare in caserma) e così sia Paolo che Ezio P. riescono ad avvertire i familiari e che in meno di mezz’ora avrebbero fatto rientro a casa sani e salvi.
Meno fortunato è Ezio M. che non trova nessuno né casa sua e nemmeno a casa dei suoi.
Durante il tragitto di ritorno, tra un misto di ansia e di allegria, si ipotizzavano mille scuse per giustificare il ritardo.
Giunti a Caraglio veniamo a sapere che una delegazione composta da Lucina (moglie di Ezio M.) ed Enrico (fratello di Paolo) erano partiti alla nostra ricerca dalle parti di Rossana.
Si conclude anche questo angosciante giro quando sentiamo provenire dal campanile del Duomo di Caraglio alcuni rintocchi di campana, uno, due, tre…
Sono passati solo una trentina d’anni (per qualcuno una trentina di Kg) da quando la Domenica mattina ci si incontrava con le MTB.
Piccole escursioni che venivano annotate su un diario, le copie distribuite ai partecipanti, allora non c’era internet, non c’erano ammortizzatori e come si vede dalle foto non c’erano neanche le macchine digitali,
Tanta voglia di pedalare e di stare insieme…
Fortunatamente una copia del diario è rimasta!!!
Bei ricordi…
Il racconto di per sé può sembrare una barzelletta o una voluta esagerazione, bisogna tener conto che allora non esistevano i cellulari e le telefonate potevano essere fatte solo nelle cabine telefoniche.
La preoccupazione, pensando a chi si era detto di tornare verso mezzogiorno, era reale e il non poterli avvertire la rendeva drammatica.
Mezz’ora si può accettare, un’ora anche, il ritardo quella volta superava le tre ore e la possibilità che potesse essere successo qualcosa non si poteva escludere.
Sarebbe bastato uno smartphon, ma avremmo dovuto ritardare l’uscita di almeno una quindicina d’anni.