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Escursione 11 febbraio 1990

Partecipanti:
Ezio P., Livio, Paolo, Renzo
Percorso:
Cartignano, S.Damiano Macra, frazione Chiot, Bedale, vallone di Margarita, Cartignano (22 Km)

Questo rappresenta per noi il secondo giro in trasferta, preceduto da alcuni momenti di incertezza in quanto giungono notizie da Cartignano relative ad un inizio di nevicata.
Lo stesso Livio che, a distanza di pochi minuti, smentisce la notizia dicendo che “Ha smesso, adesso c’è il sole, possiamo andare”.
Avevamo qualche dubbio a riguardo di questi veloci ed imprevedibili cambiamenti meteorologici ma se a riferirceli era Livio, la fonte è più che attendibile…
Superato lo smarrimento iniziale, proseguiamo imperterriti nel programma prestabilito con un lieve ritardo sulla tabella di marcia.
Ci ritroviamo sotto casa io, Ezio e Paolo col furgone, una volta caricati i rampichini ci dirigiamo verso Cartignano.
Il tragitto era breve ma il viaggio lungo, si procedeva a velocità moderata con il furgone (al quale mancavano forse una o due marce e si lamentava in un continuo fuorigiri).
Giungiamo a Cartignano, Livio era sull’uscio di casa pronto a partire ed il sole era già alto nel cielo.
Iniziamo compatti a percorrere la strada in salita, facendo una prima tappa ad un lavatoio per rifornirci d’acqua ed una seconda tappa in una panetteria di S.Damiano Macra per comprare delle ‘risole’ (in italiano ‘bugie’ ma il sapore è lo stesso).
Completata la fase di rifornimento, iniziamo il giro vero e proprio, seguendo le istruzioni di Livio, la cui sicurezza e determinazione trasparivano esuberanti ad ogni pedalata.
La meta era Margarita e se rimaneva del tempo si sarebbe potuto raggiungere il rifugio.
All’uscita di S.Damiano Macra Livio ed Ezio partono a razzo lasciando me e Paolo esterefatti, sembrava una sfida ma non ne eravamo sicuri.
Dopo un po’ vediamo ritornare Ezio che sbuffava come una locomotiva e tra un affanno e l’altro è riuscito a dire “Abbiamo fatto i 41” (o giù di lì) e così abbiamo capito che stavano provando il loro nuovo contachilometri elettronico.
Riprendiamo il nostro cammino sempre in salita e percorsi un paio di chilometri svoltiamo a sinistra attraversando il cosiddetto ponte di Brooklyn.
Con nostra grande sorpresa, vediamo la strada completamente innevata ma continuiamo ugualmente ad andatura ridotta per non scivolare, i rampichini si comportavano egregiamente.
Livio guidava il gruppo che lo seguiva fiducioso, l’andatura era forse un tantino sostenuta anche se non eccessivamente ma sufficiente per distaccarmi di tanto in tanto.
Percorriamo in questo modo un lungo tratto di salita, superiamo la diga, un altro tratto di salita fino al ponticello, dopo il quale si apriva a sinistra la deviazione sterrata per Margarita.
Facendo una tappa cercavamo di scegliere, sulla base delle informazioni dettagliate di Livio, il cammino da intraprendere.
Le possibilità erano essenzialmente due: o il sentiero sterrato a sinistra, il quale si presentava subito ripido e coperto di neve, oppure percorrere ancora un paio di chilometri in salita su strada asfaltata ed imboccare un altro sentiero che quasi in piano ci avrebbe portati a Margarita.
E così dopo un paio di fotografie ed alcune ‘risole’ riprendiamo il cammino in salita su strada asfaltata.

foto gruppo MTB e ristoro
foto gruppo MTB e ristoro

Continuavamo ad avanzare lentamente in salita, seguendo Livio fiduciosi della sua conoscenza della zona, senza renderci conto che la vetta di Margarita si allontanava e che di “un paio di chilometri ” forse ne avevamo fatti già un paio.
Un attimo di sgomento l’ho provato quando sento dire da Livio “Boh!!”, a quel punto si è capito che anche lui aspettava ansioso un sentiero che non aveva intenzione di farsi vedere.
Un cartello blu con su scritto “Bedale” riporta il sorriso e la fiducia a tutti noi, indicava infatti il sentiero tanto atteso da Livio, che in piano, ci avrebbe portati a Margarita.
Lo imbocchiamo, attraversiamo alcune case ed arriviamo in un bosco all’inizio del quale un cartello riportava “NINI ACCHIARDI, com.te garibaldino”.
Il sentiero in piano appariva stretto, in salita e coperto di neve.

inizio sentiero "NINI ACCHIARDI, com.te garibaldino".

E così, lanciando le prime stramaledizioni a Livio, abbiamo cominciato a spingere i rampichini su per la salita.
Solo per brevi tratti riuscivamo a pedalare, per il resto era un continuo spingere scivolando a volte su piccole lastre di ghiaccio ben nascoste dalla neve.
Arrivati ad un’ansa in zona d’ombra, abbiamo trovato un’enorme parete di ghiaccio, ci siamo fermati per riposare un attimo e scattare qualche fotografia.

ansa in zona d'ombra e parete di ghiaccio


Subito dopo si è ripreso il faticoso ed interminabile cammino.
Ad un certo punto ci siamo arrestati ed abbiamo fatto credere a Livio che saremmo tornati indietro in quanto Paolo doveva rientrare per le 11 ed era ormai tardissimo, ma dopo alcune insistenze da parte sua abbiamo ripreso il cammino.

come è bello pedalar la domenica mattina

Finalmente, dopo molti sforzi, raggiungiamo la vetta da dove si potevano intravedere il breve sentiero per Margarita che non abbiamo preso e il largo giro che invece avevamo fatto.
Ci siamo stravaccati per riposare e finire le ultime e ormai semidistrutte ‘risole’.
Dopodiché è iniziato un veloce ritorno per il vallone su strada asfaltata e a tratti innevata.
Abbiamo fatto una breve escursione speleologica in una grotta, ma si è dovuta subito interrompere in quanto la pila che Livio si era meticolosamente procurata non riusciva ad illuminare molto lasciandoci nel buio più completo già nei primi metri.
Risaliti sui rampichini percorriamo l’ultimo tratto di strada che ci ha ricondotto a Cartignano attraverso la parte alta del paese.
Una volta giunti, carichiamo i rampichini e facciamo una piccola pausa a casa di Livio ristorandoci con bibite e pasticcini prima di riprendere il lungo viaggio in furgone verso Caraglio.
Al di là di tutto quello che scherzando si è potuto dire a Livio, è stato un bellissimo giro dove ci siamo divertiti veramente molto, come spesso succede quando c’è la persona da bersagliare con ironiche frecciatine.
L’escursione di questa domenica è terminata pochi minuti prima dell’una.

Sono passati solo una trentina d’anni (per qualcuno una trentina di Kg) da quando la Domenica mattina ci si incontrava con le MTB.
Piccole escursioni che venivano annotate su un diario, le copie distribuite ai partecipanti, allora non c’era internet, non c’erano ammortizzatori e come si vede dalle foto non c’erano neanche le macchine digitali,
Tanta voglia di pedalare e di stare insieme…
Fortunatamente una copia del diario è rimasta!!!
Bei ricordi…


Maglia MTB/ciclismo Amazon

Avremmo tanto desiderato attrezzarci contro il freddo con una calda Maglia da Ciclismo a manica lunga, ideale per le escursioni in MTB.
L’e-commerce al periodo non era ancora affermato (o non esisteva proprio) abbiamo indossato quindi le prime cose che capitavano a tiro, una tuta da ginnastica per esempio,


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