Partecipanti:
Livio A., Paolo, Renzo
Percorso:
Caraglio, Valgrana, Monterosso, Pradleves, su fino in vetta, ritorno inverso (39 Km)
Questa mattina, ci siamo ritrovati in pochi ed abbastanza disorientati, in quanto avremmo dovuto fare il “Giro dell’anziana signora”, proposto più volte da Marco C., che però non è potuto venire per motivi di salute (probabilmente non suoi).
Dopo un po’ di esitazioni ho suggerito un giro dalle parti di Pradleves, la proposta è stata accettata con molta rassegnazione e poco entusiasmo, ritenendo eccessiva la distanza che ci separava da Pradleves.
Nonostante le reazioni negative, siamo partiti verso Valgrana percorrendo la strada principale.
La temperatura era fredda, anche se non eccessivamente, ed in breve pedalando ci siamo riscaldati.
Da Valgrana, sempre percorrendo la strada principale, ci siamo diretti a Monterosso dove ci siamo fermati per fare rifornimento di viveri e d’acqua.
Ripartendo, Livio ha usato una tecnica ciclistica da lui definita “Anni 30”, raccontando che ancor oggi le persone anziane di Cartignano adottano questo sistema per partire con la bicicletta.
Per ulteriori informazioni, a riguardo di questa antica e sofisticata tecnica, rivolgersi personalmente a Livio (ore pasti).
Affrontando la ripida salita di Monterosso, abbiamo notato alla nostra sinistra una bella casa in vendita (il cartello “VENDESI” era affisso sull’anta di una porta spalancata), per un attimo ho guardato Livio che sorrideva e ne ho captato i pensieri prima ancora che parlasse, subito dopo, infatti, giungeva la sua prima freddura domenicale “Guardate che bella porta vendono!”.
Continuando, siamo giunti a Pradleves percorrendo un lungo tratto di strada in ombra molto freddo.
Attraversando Pradleves per la via centrale, siamo giunti alla deviazione che dalla fine del paese ci avrebbe portato alla frazione Gerbido.
La stradina sempre asfaltata saliva ripidamente, costeggiando un piccolo ruscello in molti punti gelato.
Salivamo su lentamente, con molto sforzo ma senza eccessivo affanno.
Arrivati ad un cascinale con una fontana ci siamo fermati per riposare e scattare qualche fotografia.
Ci siamo anche dissetati bevendo una ghiacciatissima ma buonissima acqua che fuoriusciva a piccoli fiotti ed andava a cadere su di un unico blocco di ghiaccio che riempiva la vasca.

Abbiamo nuovamente ripreso il cammino, su per la stradina, sempre asfaltata e discretamente ripida, fino alla frazione Gerbido.
Da qui (secondo le indicazioni fornitemi precedentemente da Beppe M. di Pradleves) avremmo dovuto trovare un sentiero che percorrendo la cresta ci avrebbe condotti alla casa di un margaro, e da dove si potevano scorgere qua e la alcune trincee usate dai partigiani durante l’ultima guerra.
Oltrepassata la frazione Gerbido, abbiamo trovato un piccolo sentiero che usciva dal paese e si dirigeva verso un fittissimo bosco, abbiamo provato a seguirlo, ma essendo eccessivamente ripido ci ha costretto a ritornare indietro.
Ci siamo fermati su di un leggero pendio per riposare, ristorarci ed abbandonarci alla pace che regnava in quel luogo.
Il silenzio era totale, e lo si poteva gustare in modo particolare grazie alla stanchezza accumulata durante la salita appena percorsa.
Era comunque nostra intenzione arrivare in vetta, alla ricerca di quel famoso sentiero di cresta, e l’unico modo era percorrere il pendio che avevamo di fronte caricandoci naturalmente il rampichino a spalle.

Circa 300 metri ci separavano dalla vetta e procedevamo su a piedi, Livio e Paolo davanti, io scoppiato arrancavo faticosamente dietro di loro.
Raggiunta la vetta, non abbiamo trovato traccia del sentiero di cresta che puntasse su, in compenso abbiamo trovato uno spuntone di roccia alto circa 6 metri che ha acceso istantaneamente la nostra fantasia.
Livio, provvisto della sua corda da 7 metri si è arrampicato come un cerbiatto e ne ha calato giù un capo, Paolo ha legato il suo rampichino ed hanno iniziato ad issarlo su, all’altro capo della corda abbiamo legato il mio rampichino.

Abbiamo trascorso un bel po’ di tempo, salendo e scendendo dalla roccia, legando e slegando rampichini, alternandoci più volte per scattare alcune fotografie.
Rendendoci conto dell’ora tarda abbiamo iniziato il ritorno dietro scrupolose direttive di Livio, spacciatosi per esperto conoscitore dalle zona.
Iniziamo la discesa nel versante opposto, scendendo per la ripidissima china della montagna che ha scalzato sia me che Paolo dalla bici.

Livio scendeva sicuro, noi lo seguivamo perplessi in quanto apparentemente ci stavamo dirigendo verso Cartignano.
Durante la discesa ci imbattiamo in una specie di containers con su scritto “Cafes ….. ” e non ricordo più cosa, Livio cogliendo l’occasione al volo propone di scattare alcune fotografie, per poi raccontare di aver raggiunto nei nostri giri anche la Francia.
Livio ed io ci arrampichiamo sul containers mentre Paolo ci scattava una fotografia,

quindi Livio scende per dare il cambio a Paolo, il quale penosamente cerca di salire riuscendovi solo grazie all’astuzia, (aveva trovato un appiglio laterale sul quale appoggiarsi stabilmente con il piede).
Dopo la foto scattata da Livio, io scendo aggrappandomi alla sponda del tetto mentre Paolo approfitta di un albero posto dietro il containers.
Riprendiamo la bici e continuiamo la nostra apparente discesa verso Cartignano.
Dopo un lungo tratto di discesa il sentiero si interrompe, Livio afferra il rampichino e comincia a spingerlo su per la salita, Paolo ed io non pratici della zona, non potevamo far altro che seguirlo fiduciosi.
Dopo una cinquantina di metri raggiungiamo un pianoro con un piccolo sentiero che ci riportava nel versante di Gerbido.
Inizia qui una tranquilla discesa, ad un certo punto il sentiero si restringe facendosi procedere a filo della china.
Livio nel frattempo si era già volatilizzato, Paolo lo seguiva a breve distanza ed io per ultimo avanzavo lentamente nella speranza di non perdere l’equilibrio e raggiungere il paese per vie troppo… traverse.
Finalmente al sentiero si aggiunge anche l’altra sponda, trasformandosi in un divertente e stretto canale che ci conduce alla frazione Gerbido e quindi alla strada asfaltata.
Inizia qui una velocissima discesa fino a Pradleves, Livio naturalmente è in testa, dietro ci sono io, spaventato a volte dalle urla e dalle rumorose frenate di Paolo che mi segue a ruota.
A Pradleves riformiamo il terzetto, sono le 12 e 20 e lentamente ritorniamo verso Caraglio.
II ritorno è veramente lento, procediamo con notevole calma, affiancati uno all’altro, discorrendo delle emozioni provate durante il giro soffermandoci in particolar modo alla quiete ed al silenzio trovati al pendio durante il ristoro.
Giunti a casa, ancora pervasi da una notevole calma interiore, ci salutiamo quando ormai mancano pochi minuti all’una.
Sono passati solo una trentina d’anni (per qualcuno una trentina di Kg) da quando la Domenica mattina ci si incontrava con le MTB.
Piccole escursioni che venivano annotate su un diario, le copie distribuite ai partecipanti, allora non c’era internet, non c’erano ammortizzatori e come si vede dalle foto non c’erano neanche le macchine digitali,
Tanta voglia di pedalare e di stare insieme…
Fortunatamente una copia del diario è rimasta!!!
Bei ricordi…
Si legge dal racconto di quanto una corda possa essere utile per superare ostacoli imprevisti o passaggi inaccessibili.
Meglio essere previdenti.