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Escursione 5 novembre 1989

Partecipanti:
Ezio P., Marco, Renzo
Percorso:
Caraglio, Scaroni, Valgrana, Monterosso, Pradleves, salita fino in vetta e discesa sulla strada a 4,5 km più in su di Pradleves (38 km)

Partenza alle 8 e 15 di una giornata mite, troppo rilassati per il giro che ci aspettava.
Arriviamo comodamente a Monterosso (per il solito rifornimento) passando per il sottocollina che da Caraglio porta a Valgrana.
Eravamo ancora indecisi sul giro da fare, le possibilità erano due, o la cappellina sopra Pradleves salendo per un ripidissimo sentiero oppure per una salita su strada asfaltata con imbocco alla fine di Pradleves.
Decidiamo di visitare entrambi i posti per poi scegliere il percorso da fare.
Passiamo prima a vedere il sentiero che porta alla cappellina, decidiamo seduta stante che avremmo fatto quel giro senza nemmeno vedere l’altro.

inizio percorso per Madonna degli Angeli


Ci avevano informati che in una quarantina di minuti si poteva tranquillamente arrivare su e così scegliendo il tragitto breve optiamo per una domenica di tutto riposo.
Ci buttiamo su per il sentiero che a sua volta (il sentiero) ci butta giù dal rampichino già al primo tornante.
Camminiamo spingendo il rampichino e notiamo che dopo la curva la strada è ancora più’ ripida di quella che avevamo appena fatto.

sentiero per Madonna degli Angeli


Continuiamo ancora a salire per vedere se la strada accennava minimamente ad appianarsi, niente da fare, ci guardiamo l’un l’altro e senza far molte parole, giriamo i rampichini e torniamo indietro dopo non più’ di 500 metri di salita.

sentiero per Madonna degli Angeli


Non ci rimaneva che iniziare la salita del secondo giro (che a questo punto non era più’ in alternativa).
Arriviamo comodamente ad una borgata sopra Pradleves e cerchiamo tra le case una persona a cui chiedere informazioni, troviamo un vecchietto che ci ha indicato la strada da seguire, ma ci ha anche detto che con i motorini non potevamo salire fin lassù, noi ci siamo messi a ridere veramente di gusto e la storia dei motorini ce la siamo ripetuta molte volte durante il tragitto.
Sta di fatto che attraverso gradini e ripidissime salite riusciamo ad uscire dalla borgata, diretti verso la vetta, convinti poi di trovare (dietro indicazione del vecchietto) una strada larga che ci avrebbe riportato a valle.
Lentamente proseguiamo per il sentiero in un alternarsi continue di tratti a volte percorsi a piedi e a volte in rampichino.

montagne viste dalla frazione Cauri


Man mano che si andava su i tratti in rampichino diventavano sempre meno frequenti fino a quando praticamente non ci siamo messi a camminare spingendo il rampichino o in casi peggiori portandocelo a spalle.
Passo dopo passo ci addentravamo sempre più, attraversando montagne senza nessun accenno di discesa, c’era solo la consapevolezza di allontanarci sempre più da Pradleves inibendo quindi il ritorno per quella strada.
II cammino di per sé non era duro fino a quando vediamo che il sentiero comincia ad inerpicarsi e ormai non potendo ritornare indietro decidiamo di proseguire in ogni caso.
II tempo passava velocemente, erano già le 11, e la strada continuava a salire, ci dicevamo che dopo quel terribile pezzo di salita avremmo senz’altro trovato la strada larga che a rotta di collo ci avrebbe portati giù.

zona frazione Cauri


Dopo sforzi incredibili, per quella terribile salita che ci aveva completamente fiaccati, arriviamo in vetta, risultato niente, il sentiero prosegue ancora in leggera salita e non si vedevano più né case, né strade e nemmeno possibilità di discesa se non per un cavo d’acciaio usato tempo addietro per far scendere giù le fascine di legna, non ce la siamo sentiti di buttarci giù di li e così abbiamo fatto l’unica cosa possibile, proseguire.
Nel nostro cammino, questa volta abbiamo incontrato due frane che interrompevano il sentiero, che però fortunatamente trovavamo sempre anche al di là di quelle grosse pietraie.
Cominciava a diventare veramente tardi (era già mezzogiorno) ed il paesaggio non decideva a cambiare, passavamo da un lato della montagna ad un altro senza intravedere nessuna possibilità di discesa.
Cominciavamo veramente a preoccuparci, anche perchè l’unico paese abitato da noi conosciuto era Colletto sopra Campomolino, ma che comunque non si riusciva a vedere.
Marco era anche disposto a pagare tutte le tasse se i pompieri fossero venuti a prenderci.
In lontananza finalmente vediamo un paese abbandonato (forse Cauri secondo le indicazioni del vecchietto), mancava ormai poco all’una, si è accesa in noi la speranza di trovare un sentiero per una rapida discesa a valle.

discesa prima del paravalanghe presso Pradleves


Infatti, ne troviamo uno, lo imbocchiamo a rotta di collo (la pendenza era pazzesca), ma anche questo sentiero si chiude in un bosco, adesso eravamo veramente preoccupati per noi ma soprattutto pensando alle persone che stavano aspettando a casa.
Decidiamo di dividerci in tre diverse direzioni per aumentare le probabilità di trovare una minima traccia di sentiero, per un bel po’ non si trova niente e non sapevamo più cosa fare.
Ad un certo punto Marco trova un sentiero, ci chiama urlando e velocemente andiamo a riprendere i rampichini lasciati ancora là dove il sentiero si era interrotto.
Scendiamo per il sentiero ancora a piedi perchè ripidissimo e per via degli innumerevoli tornanti di cui era formato.
Era un continue graffiarsi su rami spinosi pieni di rosse bacche.
Scendiamo, ormai del tutto insensibili a rami spinosi, alle frequenti ginocchiate contro i pedali o ai calci dati a pietre ben nascoste dal fitto fogliame, ad un tratto sentiamo il rumore di un ruscello, sapevamo di essere vicini alla strada che ancora non si vedeva con il timore comunque di doverci anche fare il guado del torrente, non sapendo da che parte saremmo sbucati.
La fortuna questa volta ci ha aiutati e raggiungiamo lo stradone all’altezza del primo paravalanghe.
Era troppa la gioia perchè ce la siamo vista veramente brutta, non ci fosse stato quel sentiero probabilmente avremmo dovuto abbandonare lì i rampichini e farci il cammino inverso.
Comunque ci è andata bene, siamo ritornati di gran carriera a Caraglio, erano ormai le due.
Questo, fra tutti, è stato il giro più avventuroso e più’ angosciante.
Ci siamo ripromessi comunque di preparare delle bandierine, con su scritti i nostri nomi, da lasciare nei punti più alti e sperduti sicuri che poche persone si imbattano in esse vista la difficoltà crescente delle escursioni che stiamo praticando.
Questo è comunque un giro che non rifaremo.

Kit di riparazione bici
Rider 15 Computer GPS Amazon

Sono passati solo una trentina d’anni (per qualcuno una trentina di Kg) da quando la Domenica mattina ci si incontrava con le MTB.
Piccole escursioni che venivano annotate su un diario, le copie distribuite ai partecipanti, allora non c’era internet, non c’erano ammortizzatori e come si vede dalle foto non c’erano neanche le macchine digitali,
Tanta voglia di pedalare e di stare insieme…
Fortunatamente una copia del diario è rimasta!!!
Bei ricordi…


In situazioni come quella appena narrata avrebbe fatto comodo un Rider 15 Computer GPS, al tempo si passava da un speriamo all’altro sapendo che prima o poi se ne sarebbe venuti fuori… Che tempi!!!

USCITE 1989
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