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Francesca

Francesca,

penna calamaio

quella sera, era un po’ in collera con se stessa perché non era stata capace di dire:”no” al garbato invito a cena delle sue amiche e relativi consorti. Matilde e Serena erano dai tempi dell’università sue carissime amiche, avevano la sua stessa età, sposate entrambe, con due figli piccoli di cui era la madrina e l’affezionata zia. Anche i loro mariti li conosceva dai tempi dell’università ancor prima che si sposassero. Erano dunque un simpatico quartetto che normalmente frequentava molto volentieri, sovente giravano i mercatini dell’antiquariato, facevano vacanze insieme e qualche cenetta. Purtroppo, da qualche mese, si erano messi in mente che lei avrebbe dovuto conoscere un uomo, sposarsi e avere un bambino perché, avendo compiuto quarant’anni, l’orologio biologico si sarebbe spento. Quella sera a cena ci sarebbe stato un collega di lavoro, di Paolo marito di Serena, cinquantenne separato senza figli che cercava una donna. Aveva ripetutamente spiegato che lei non sentiva la necessità di avere un uomo ne tantomeno un bambino perché era appagata del suo lavoro e felicissima di fare la zia. Non era stata capace di dire di “no” ed ora stava dirigendosi verso casa, dove avrebbe fatto una doccia e vestita velocemente perché erano le diciannove e l’appuntamento era alle 20. Entrando a casa non accese la radio, come era solita fare e si diresse in bagno di malumore. Mentre si vestiva si staccò un bottone dalla camicetta e imprecò perché la donna nello stirarla non si fosse accorta. Cambiò camicetta e alle 19.50 arrivò dagli amici di pessimo umore. Suonò il campanello e con enorme sollievo scoprì che lo sconosciuto non era ancora arrivato. Chiacchierarono del più e del meno e dopo pochi minuti arrivò una telefonata il”tizio in cerca di donna” si scusava ma era fermo in autostrada perché rimasto senza benzina. Grande rammarico dei suoi amici, felicità di lei per lo scampato pericolo. La cena ottima, il vino eccellente e la conversazione piacevole. A mezzanotte giunse a casa, aprì la porta, accese un cd di musica sinfonica, si mise una fresca camicia da notte e felice s’infilò nel suo candido lettone e pensò: chi sta meglio di me? Un uomo mi andrebbe stretto, la solitudine è la mia migliore amica.

Era finalmente

arrivata la tanto attesa primavera ma, Francesca era tanto triste e non riusciva distogliere il pensiero dalla dolce cara nonna Pina che era improvvisamente mancata. La nonna Pina, aveva novant’anni e la settimana prima era andata a letto, dopo aver guardato un film, e al mattino la donna delle pulizie l’aveva trovata morta. La posizione composta e il viso sereno faceva supporre che la morte fosse giunta senza particolare dolore. Il fatto che non avesse sofferto era l’unico pensiero consolatorio che aveva Francesca. Nella sua vita la nonna Pina aveva contato molto, perché essendo lei rimasta orfana di entrambi i genitori, fu allevata dai nonni paterni. Il nonno morì quando era adolescente e la sua vita proseguì con la nonna fino al conseguimento delle lauree e alla sua indipendenza economica. Trovato il lavoro si trasferì a Milano ma, due volte al mese andava a Cavenago in Brianza dove abitava la nonna. Con la nonna aveva un sereno rapporto di confidenza, ricordava ancora la delicatezza della nonna quando la informò del grave incidente stradale avuto dai suoi genitori e della loro morte. La nonna le parlava spesso di mamma e papà, per mantenere in lei il ricordo, era stata per lei una madre e un padre senza sostituirsi a loro. Il funerale era avvenuto da una settimana ma, lei aveva sempre un nodo in gola e li pensiero rivolto alla sua infanzia e a tutte le cose belle che nonna Pina le aveva insegnato. Ricordava, con nostalgia e piacere i lunghi pomeriggi invernali quando nonna Pina le permetteva di invitare tre piccole amiche, vicine di casa, e nella sua linda cucina insegnava loro a fare la torta di mele oppure il budino tricolore che poi gustavano insieme verso le diciassette. Alla sera, prima di andare a letto, guardava il cielo con nonna Pina e insieme individuavano le stelle del nonno e dei suoi genitori ma lei, ora, era rimasta sola e avrebbe tanto voluto riconoscere la stella della nonna ma, aveva perso l’innocenza del bambino.

Francesca, quel pomeriggio,

era molto contenta perché, essendo di riposo, sarebbe andata in parrocchia da Gaetano a fare una bella chiacchierata. Conosceva Gaetano dalla primissima infanzia, avevano frequentato insieme: la scuola materna, le elementari. Le medie e il liceo, sovente compagni di banco. L’università li aveva divisi, perché lui aveva scelto teologia e filosofia mentre lei aveva frequentato informatica psicologia e di conseguenza si erano persi di vista ma, quando lui prese i voti e diventò diacono andò al rito religioso e alla festa in suo onore. Normalmente si sentivano in occasione del Natale, a Pasqua e sì vedevano durante l’estate quando andava a Cavenago dove lui risiedeva. A lei piaceva molto parlare con lui specialmente da quando aveva perso la fede, forse non l’aveva mai avuta, d’altronde da bambini si crede a tutto quello che ti viene raccontato. La scuola, la nonna che l’aveva cresciuta, le letture che aveva fatto affermavano senza ombra di dubbio che Dio aveva creato l’uomo e tutto il mondo e che era molto buono ed era ONNIPOTENTE E ONNISCENTE. Francesca, ricordava che anche da bambina certe cose non le erano sembrate giuste ma, non aveva avuto il coraggio di esprimere il suo pensiero. Si ricordava di aver pensato che DIO non era perfetto come dicevano perché nascevano tanti bambini imperfetti, una sua vicina di casa aveva avuto una bimba nata cieca. Un’altra cosa che pensava sempre e che la faceva soffrire era l’esistenza dell’inferno per i cattivi e soprattutto che era un castigo eterno. A lei DIO non pareva per niente buono e tantomeno perfetto. Mentre pensava ai suoi ricordi di bambina arrivò da Gaetano che l’accolse molto bene e le offrì un the coi biscotti fatti da lui. Lei gli espose i suoi dubbi di donna, lui pazientemente l’ascoltò, fece un largo giro di parole, le regalò un libro ma i suoi dubbi erano tutti lì. Si salutarono affettuosamente con l’intesa di rivedersi fra due settimane. Guidò con calma fino a casa e al rientro, si mise in poltrona e pensò che era molto fortunata ad avere un amico come Gaetano.

Erano ormai sei mesi

che Francesca, ogni due settimane, trascorreva il pomeriggio con Gaetano. Inizialmente i loro discorsi vertevano sull’esistenza di Dio, Francesca insinuava i dubbi e Gaetano puntualmente li demoliva, d’altronde lui era il diacono uomo di fede. Ultimamente si era però creata fra loro una situazione strana perché Gaetano tentennava alle sue argomentazioni e messo alle strette da Francesca confessò candidamente di essere in crisi e di avere chiesto un colloquio al vescovo. Questo fatto consolidò i dubbi di Francesca. Si, aveva ragione lei, Dio non aveva creato nulla perché non era mai esistito. C’era stato il big bang come dicevano gli astrofisici e l’uomo era l’evoluzione della scimmia come affermava Darwin. Continuarono ugualmente ad incontrarsi e, dopo la confessione di Gaetano, lui prese l’abitudine di telefonarle ogni sera per darle la buonanotte. Aspettava quelle telefonate con un’ansia strana e la sera che la telefonata non arrivò passò la notte in bianco. Francesca si sentiva inquieta, faceva sogni strambi ad occhi aperti, non si riconosceva più e questo fatto le sembrava intollerabile. Lei era una persona equilibrata e aveva sempre vissuto bene la sua solitudine e la mancanza di un uomo era sempre stata vista come un dono. Vivere libera di fare e decidere come occupare il proprio tempo le era sempre sembrata la cosa più bella del mondo. Che le succedeva? Trascorreva notti in bianco, nel letto, sognando le mani di Gaetano su di lei. L’alba la trovava sfinita e faceva fatica andare al lavoro. Una sera incontrò Serena, amica del cuore, da sempre atea, e le raccontò dei suoi colloqui con Gaetano. L’amica l’ascoltò e decretò, senza ombra di dubbio, che Francesca si era innamorata. Lei negò con rabbia ma, la parte più profonda di lei confermava quello che aveva detto Serena e non capiva perché negasse e fosse in collera. Liquidò Serena e corse a casa perché fra poco avrebbe chiamato Gaetano. I minuti e le ore passavano e nemmeno l’amata sinfonia di Mozart riusciva placarle l’animo. Poi finalmente il telefonò squillò e la pacata, calda voce di lui la rasserenò, pensò che era bellissimo vivere come non lo era stato mai.

Da qualche mese

Gaetano aveva lasciato la parrocchia di Cavenago e si era trasferito a Milano dove aveva trovato lavoro, come insegnante di filosofia, in una scuola privata. Dal momento del suo trasferimento, Francesca l’aveva incontrato spesso e qualche volta l’aveva invitato a cena a casa sua. Erano stati anche a visitare un paio di mostre di pittura e a un concerto. Discutevano sempre sull’esistenza di Dio ma in maniera pacata senza che uno prevaricasse l’altro. Ultimamente avevano analizzato le tavole dei dieci comandamenti che Dio avrebbe consegnato a Mosè sul monte Sinai. Furono concordi nel giudicare i comandamenti consigli di buon senso, infatti pareva ovvio che si dovesse onorare i propri genitori, che non si dovesse rubare, dire bugie e tradire il coniuge. Entrambi però si erano trovati perplessi sull’utilità del sesto comandamento: “non commettere atti impuri” Questo comandamento sembrava ad entrambi senza senso. Un bambino quando nasce, piange, succhia, dorme si tocca e tutte queste cose sono istintive perché nessuno gliele ha insegnate. Dal momento che l’uomo l’avrebbe creato Dio con le pulsioni sessuali, non si capisce bene perché gli atti che producono piacere fisico debbano essere proibiti. Quella sera fecero più tardi del solito e Gaetano nel momento dei saluti la baciò, un bacio timido da adolescente e Francesca pensò che probabilmente Gaetano non aveva mai baciato una donna e dire che avevano la stessa età. Faticò ad addormentarsi e pensò che all’indomani avrebbe detto a Gaetano che dovevano lasciarsi vivere senza cercare il pelo nell’uovo ed analizzare tutto. Forse Dio c’era oppure non c’era ma l’importante è vivere in pace con la propria coscienza e non nuocere a nessuno. Mentre così pensava le venne improvvisamente in mente la strage degli innocenti compiuta per ordine del re Erode alla nascita di Gesù. Se Gesù era Dio in terra, avrebbe dovuto sapere che la sua nascita avrebbe provocato una grande tragedia e di conseguenza non avrebbe dovuto nascere. Finalmente si addormentò e fece un sogno bellissimo lei e Gaetano correvano, in un campo di papaveri, tenendosi per mano.

Nell’ampia stanza bianca,

piena di fiori rosa, filtrava dalle fessure delle tapparelle il sole. Francesca aprì gli occhi e vide Gaetano addormentato sulla poltrona accanto a lei, aveva trascorso la notte lì perché era nata Martina il giorno prima. Gaetano era stato splendido, l’aveva sostenuta lungo il travaglio e l’ostetrica gli aveva permesso di afferrare Martina nel momento dell’espulsione. Avevano pianto di gioia insieme alla loro piccolina che strillava col visetto rosso e i pugni chiusi. In tre anni la sua vita ordinata e serena era radicalmente mutata, ora viveva la felicità. Ricordava con tenerezza i vari pranzi organizzati da Matilde e Serena che si erano prefisse di cercarle un uomo perché, secondo loro, avrebbe dovuto sposarsi e avere un paio di bambini. Aveva sempre sostenuto che lei stava bene sola e che le bastava essere la zia dei loro figli. Poi c’erano stati tanti viaggi a Cavenago per discutere con Gaetano sull’esistenza di DIO. Il trasferimento di Gaetano a Milano per lavoro li aveva avvicinati ancor di più e ad un tratto si erano innamorati e a lei era parso di vitale importanza riceverlo nelle sua casa e vivere con lui. Non sapeva più che farsene della sua decantata solitudine. Al suo appartamento aveva fatto alcune modifiche e aveva allestito una cameretta per eventuali bambini. L’arrivo di Martina era il frutto dell’amore. Entrò l’infermiera con la piccola, che doveva essere allattata, distolse lei dai suoi pensieri e Gaetano si svegliò. Furono alzate le tapparelle e il sole entrò. Francesca con al seno Martina e Gaetano accanto a sè, si guardò compiaciuta nello specchio che aveva di fronte e pensò che il sole bacia i belli e loro erano proprio bellissimi. Francesca non aveva risolto i suoi dubbi su DIO ma pensò che era bello vivere comunque.

Celeste Travaino

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