Visita alla mostra lignea, al museo etnologico e alla scuola di San Lucio di Comboscuro

Mercoledì 8 luglio siamo stati, su iniziativa di Cura Comune, a San Lucio di Comboscuro per visitare la mostra lignea dedicata a Beppe Viada, il museo etnografico e la piccola scuola pluriclasse.
Per me non è stata solo una visita: a Comboscuro ci andavo quasi quarant’anni fa, in MTB, con un amico che conosceva bene la famiglia Arneodo e in più occasioni ci siamo fermati a pranzo o a cena per poi fare un rapido ritorno a Caraglio con la strada praticamente tutta in discesa.
Nello stesso periodo facevamo anche escursioni domenicali in MTB con un gruppo di biker’s: due di queste, il 15 ottobre 1989 e il 25 febbraio 1990, facevano tappa proprio San Lucio di Comboscuro. Al periodo non c’era internet, ma ricordo molto bene le date perchè annotate su block notes in una raccolta di racconti che coprono quasi due anni di escursioni, da ottobre ’89 ad aprile ’90, un piccolo archivio personale di strade, sentieri, condizioni meteorologiche e partecipanti.
Ricordo anche un particolare di quel periodo: La comunità aveva comprato un computer per impaginare la loro rivista Comboscuro e (forse) archiviare gli associati. Mi avevano chiesto, come informatico, qualche consiglio su come scrivere e stampare i caratteri della lingua provenzale. Non so se fossi stato davvero utile, ma in quel momento avevo capito quanto tenessero alle loro tradizioni e alla loro lingua provenzale. Tornarci oggi ha riportato alla memoria quei ricordi che per quanto lontani sono ancora lì, pronti a riaffiorare.
San Lucio di Comboscuro oggi è lo stesso luogo che ricordavo allora, e in fondo è lo stesso di molto prima. Qui tutto resta vivo grazie alle trenta persone che ci abitano e che continuano a portare avanti tradizioni, lingua provenzale e cultura. Tradizioni che continuano ad esistere e resistere perché qualcuno, ogni giorno, sceglie di mantenerle vive.
La prima tappa è stata la mostra lignea dedicata a Beppe Viada. Le sue sculture riprendono temi sacri e biblici: figure, volti, scene che emergono dal legno con una forza semplice e diretta. Sono opere che parlano di fede, di simboli e di vita quotidiana. Durante la visita, David Arneodo ha ricordato com’era la scuola ai tempi di suo padre Sergio, e quanto il legno fosse parte della formazione dei ragazzi.
La seconda tappa è stata il museo etnografico, un luogo che raccoglie una grande quantità di oggetti in rapporto al piccolo spazio messo loro a disposizione.
Una piccola stanzetta dove sono esposti telai e attrezzi per la lavorazione della lana e della canapa, tutti conservati con cura.
Mobili, vestiti e utensili comuni per l’aratura dei campi e via via fino a quelli di uso domestico.
La mostra racconta in modo semplice come si viveva e quali strumenti venivano utilizzati quotidianamente.
L’ultima tappa è stata la piccola scuola pluriclasse, un’unica stanza frequentata da bambini di età diverse.
David Arneodo ci ha raccontato com’era ai tempi di suo padre Sergio: una pluriclasse è impensabile al giorno d’oggi e i vantaggi erano evidenti, l’apprendimento avveniva per “contagio” in uno scambio reciproco tra bambini di età diverse ma pur sempre bambini.
La merenda comunitaria ha chiuso il pomeriggio, seduti insieme, a parlare, ad ascoltare e a scambiare impressioni. Ho visto David Arneodo, lo ricordavo anche se erano trascorsi quasi quarant’anni e sono passato per un breve saluto. Mi ha riconosciuto subito, e si è ricordato anche dell’amico che mi accompagnava in MTB in quelle vecchie escursioni. È stato un attimo, ma mi ha fatto molto piacere: un pezzo di passato ormai dimenticato è tornato a farsi sentire. Il tempo passa ma i legami restano.


Un sentito ringraziamento agli organizzatori e al progetto Cura Comune