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Storia di città…

Storia di città

Questa storia ve la racconto così, come l’ho sentita!
Icio ( Maurizio in italiano), tornava dal campo dove aveva lavorato, e si era attardato troppo, era inverno e aveva indossato il suo lungo mantello, il pastrano, e un cappellaccio nero, che a vederlo girare abbindato così, gli mancava solo la falce, e sarebbe sembrato la morte!
Come dicevo si era fatto tardi e il buio, in quel periodo dell’anno, arrivava presto e, per non tardare ancora, decise di prendere la strada che passava davanti al cimitero, pure se i vecchi dicevano che, col favore delle tenebre, gli spiriti cattivi uscissero dal cimitero per andare a seminare paura in paese!
Si imbacucco’ ancora di più, e comincio pedalando a testa bassa, arrivato davanti all’ingresso si sentì tirare per il mantello, e allarmato cerco’ di pedalare più forte, senza guardare chi o cosa lo stesse trattenendo, quando poi si sentì chiamare per nome, il suo terrore fu così grande che se la diede a gambe senza voltarsi!
Arrivato trafelato a casa pallido come un cadavere, raccontò la sua triste storia alla famiglia, che lo consolarono dicendo quanto fortunato era a poter essere lì con loro a raccontarla!
Sì sedettero a tavola per la cena, e mentre Icio stava riprendendo colore grazie ad una pietanza calda, udirono bussare alla porta; chi poteva essere a quest’ora tarda?
Mamma andò ad aprire, ed era Menego (Domenico), il custode del cimitero, aveva con sé la bici ed il pastrano di Icio!
Da principio raccontò una storia orripilante, poi però scoppiò in una grossa risata, che non era riuscito a trattenere più a lungo, poi la risata diventò collettiva, quando Menego raccontò che a Icio gli si era impigliato il pastrano sulla catena della bicicletta, e lui aveva provato a chiamarlo, solo che quel giorno era rauco, e la voce che gli uscì era spaventosa…

Icio ( Maurizio in italiano), tornava dal campo dove aveva lavorato, e si era attardato troppo, era inverno e aveva indossato il suo lungo mantello


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